Cose (a caso) su di me

1. Sono una femmina.

2. Una delle mie cose preferite è chiacchierare, di notte, nella macchina ferma, parcheggiata sotto casa.

3. Al liceo, ho avuto una insufficienza in Educazione Fisica. Esatto, come gli sfigati più sfigati.

4. Se fosse per me, l’inverno inizierebbe il primo dicembre e finirebbe il sette gennaio.

5. Mi alzo presto al mattino, perché ad alzarmi tardi mi sembra di sprecare tempo. Ma se potessi, dormirei sempre.

6. Abito in un paese molto piccolo. Ho provato la città, ma non era della misura giusta.
Non è più vero: vengo da un paese molto piccolo; ci sono nata, e sarà per certi versi sempre casa mia. Ma nell’ultimo anno e mezzo ho abitato in cinque città diverse, in tre diversi Paesi Europei. Sono più irrequieta di quanto lo sia mai stata.
Cosa succede oggi: sono tornata a casa. Quella d’origine. Non che non dia irrequieta, eh, o che non abbia voglia di partire. Diciamo che ora ho buoni incentivi per rimanere.

7. Ho questa cosa strana con i baristi, che sembra che io gli piaccia particolarmente. Io ci rimedio un sacco di caffè gratis, il mio fidanzato ci rimedia una bella ulcera.
Non è più vero: nei bar, qui nella città nuova, non sono quasi mai entrata, specialmente non da sola – tranne in uno, il primo in assoluto che ho visto arrivando qui, dove torno quando voglio coccolarmi. Il barista è etiope e parla italiano.
Cosa succede oggi: dopo essere entrata in molti bar della città nuova, e anche in diversi bar della città ancora più nuova (mai abbastanza, però) sono tornata ai bar della città di casa. Altri, diversi. Come sono diversa io.

8. Leggo libri. Tanti. Disgraziatamente, molti sono brutti, qualcuno è pessimo. Quando ne trovo uno bello, però, mi ripaga di tutti gli altri (a meno che non fossero davvero disgustosi).
Questo rimane vero, ma in modo diverso. La vita nella città nuova ha una velocità a cui non sono abituata, e spazi che ancora non mi appartengono. Non è facile leggere quando ci sono cosi tante cose che ti capitano intorno.
Cosa succede oggi: leggo più di prima. Leggo una quantità che mi faccio impressione da sola. Poi la gente mi chiede “ma come fai” e onestamente non so mai rispondere.

9. Veramente, leggo di tutto. Ogni cosa. Dovunque. Specialmente al bagno. Il mio fidanzato ride ancora, ogni tanto, per quella volta che mi ha trovata seduta sul water che leggevo l’etichetta dell’idraulico liquido. La mia risposta alla sua ilarità: “in questi momenti devo leggere qualcosa”. Da allora, mi lascia tenere un libro sulla lavatrice, a portata di mano.
Non è più vero: non ho una lavatrice nella città nuova, e nemmeno un fidanzato. Leggo appollaiata sulle panchine di pietra della piazza davanti alla lavanderia automatica, mentre aspetto il bucato, origliando le conversazioni degli abitanti del quartiere riuniti attorno ai tavolini della piola locale, cercando di appropriarmi di questa lingua che continua a sfuggirmi.
Cosa succede oggi: cambio casa tra una settimana. Avrà la lavatrice. Non ci appoggerò sopra dei libri: si carica dall’alto.

10. Ho una bizzarra ossessione per Bruce Springsteen. O forse è solo una cotta spaventosa.
Questo non credo cambierà mai.
Ditto.

11. Da vecchia, spero di abitare a Nizza. O almeno di passarci tanto tempo.
Cosa succede oggi: il Lago Maggiore non è che mi farebbe schifo, eh. Per passarci la vecchiaia.

12. Mi hanno insegnato che nella vita bisogna impegnarsi per ottenere ciò che si vuole. Poi ho imparato che non è vero, e che ti fai un mazzo così e non ottieni quasi niente, quasi mai. Però, siccome non ho altro di meglio da fare, continuo a impegnarmi, che non si sa mai.

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6 thoughts on “Cose (a caso) su di me

  1. Perché nel “da vecchia” non vi è riferimento al tuo fidanzato? Troppa censura stile Fahrenheit 451? niente libri e tanto dormire fanno diventare la penna blu una ragazza annoiata (” All work and no play makes Jack a dull boy”)

  2. punto 2: spero non da sola altrimenti occhio a chi ti dice che la giacca bianca che ha in mano è molto comoda e della tua misura 😛
    punto 7: quando finirà “sta cosa” con i barristi ed il tuo lui continuerà ad andare in farmacia per le pasticche contro l’ulcera a te comincerà il mal di testa ^^

    bella presentazione… mi piace 😉
    Marco.

  3. Dopo un anno passato a giocare a pallavolo ad educazione fisica (prima liceo) in cui ho vissuto come un incubo le prime due ore del sabato mattina (che in effetti a distanza di anni non ho dimenticato), ho scelto la strada dell’esonero. Disonesta senz’altro ma almeno libera, che diamine!

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