Perchè leggere Dimmi tre segreti, di Julie Buxbaum

Dopo la morte della madre, Jessie è costretta a trasferirsi da Chicago a Los Angeles per seguire il padre e la sua nuova, ricca moglie. Passata da una scuola pubblica a una super esclusiva scuola privata, Jessie fa una gran fatica ad abituarsi al nuovo contesto, e l’unico sollievo viene dalle misteriose email di un Perfetto Sconosciuto, che le propone di farle da guida virtuale e segreta nella nuova scuola. Grazie ai consigli di PS, e al proprio spirito combattivo, Jessie inizia ad ambientarsi e farsi qualche amico. Ma il chiodo fisso rimane scoprire l’identità di PS, questo ragazzo misterioso che la fa innamorare – e non le risparmia qualche disavventura, con relativa figuraccia, mentre la ragazza cerca di smascherarlo.

Così, incasinata sia a scuola che nella (timida) vita sociale, Jessie torna a “casa” in un ambiente che percepisce come ugualmente ostile: il padre è assente, il fratellastro (un personaggio che ho adorato) neanche a parlarne, e la nuova moglie del padre, Rachel, distante e chiusa a sua volta nel dolore per tutti i cambiamenti che la famiglia deve affrontare. Oltre a sentirsi ospite in casa altrui, Jessie si sente abbandonata dal padre, che la lascia sola ad affrontare non solo i problemi quotidiani, ma anche l’elaborazione del lutto e la nostalgia per l’amica del cuore rimasta a Chicago. La situazione diventa insostenibile, e tra Jessie e il padre scoppia un litigio dietro l’altro, cosa che la fa sentire ancora più sola. Unico rifugio? I tre segreti che scambia ormai quotidianamente con PS. E quindi la caccia continua: dapprima, Jessie si convince (grazie ad alcuni indizi fuorvianti) che si tratti di Caleb, ma ora i commenti delle amiche le fanno credere che potrebbe trattarsi di Liam, frontman della band più popolare della scuola… anche se in fondo al cuore Jessie continua a sperare che si tratti di Ethan, con i suoi sorrisi così rari ma così luminosi, la sua dolcezza, la sua abitudine di memorizzare lunghi brani di poesia per fare colpo su Jessie.

“A volte un bacio non è un bacio non è un bacio. A volte è poesia.”

Il twist centrale, relativo all’identità del misterioso Perfetto Sconosciuto, non è esattamente imprevedibile: si può intuire chi sia, pur senza prove a carico, già verso la metà – o almeno, si inizia a tifare spudoratamente perchè sia Qualcuno in particolare e perché quei due la smettano finalmente con i sotterfugi e si incontrino, dato che sono così chiaramente fatti uno per l’altra. In realtà, il desiderio irresistible di continuare a leggere non nasce tanto dalla curiosità di scoprire chi sia PS, quanto piuttosto come si rivelerà, e soprattutto quale sarà la reazione della protagonista – a cui ci si è ormai irrimediabilmente affezionati. Tanto che non si può trattenere un gran sospiro, alla fine.

I personaggi principali, accomunati dal dolore per la perdita di un familiare, sono descritti con una profondità tale da renderli davvero verosimili; di Jessie, per giunta, vediamo anche i lati negativi, ed è ammirevole la scelta dell’autrice di non glissare su questi aspetti, ma di donare a Jessie una personalità complessa e a volte anche tormentata.

Il tema del lutto è molto presente nel romanzo ed è sempre trattato con delicatezza e mai scontato: l’autocommiserazione in cui inevitabilmente si cade è spesso oggetto di ironia, che aiuta a sdrammatizzare senza sminuire la questione. Un altro dei nodi centrali toccati dal romanzo è la necessità di andare avanti, di superare i traumi, una lezione che per la protagonista è difficile apprendere: Jessie dice di voler tornare a Chicago quando in realtà vorrebbe tornare alla vita di prima. Mi veniva da abbracciarla, in quei momenti, e dirle Anche io, Jessie, anche io vorrei tornare a prima! Ai compiti di greco, alle canzoni che andavano di moda dieci anni fa, agli zaini Jansport, alle sere di maggio nei cortili. Ma si può andare solo avanti, e accettare che abbiamo, sì, perso dei pezzi, ma ne troveremo di nuovi. E altri ancora, più belli, li costruiremo.
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Un romanzo da batticuore, insomma, che sa far riflettere sulle grandi difficoltà della vita e sulla forza nascosta che a volte non sappiamo di avere.

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