“Tieni in moto la macchina della speranza”

Io sono fatta cosi. Ho di questi innamoramenti improvvisi.

Oggi ho confermato il mio innamoramento per Woody Guthrie.

“Woody” nasce Woodrow Wilson (come il presidente) Guthrie nel 1912.  Figlio di quella “Dust Bowl” (lunga serie di tempeste di sabbia e polvere) che ha devastato il Midwest americano negli anni Trenta del Novecento, Woody Guthrie è diventato il simbolo della canzone folk di protesta sociale. La sua canzone più famosa, anche per il pubblico italiano che mediamente di queste faccende non si interessa, è “This land is your land”, di cui Bruce Springsteen ha registrato una cover live presentandola come “just about one of the most beautiful songs ever written“, più o meno una delle canzoni più belle mai scritte. Non perchè l’abbia detto lui, ma è difficile dargli torto. Io l’ho sentita dal vivo qui:

ma mi piace molto questa versione, realizzata nell’ambito del progetto Agit8, lanciato da ONE per sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro l’estrema povertà a ridosso del meeting dei G8 nel Regno Unito lo scorso giugno. La splendida idea alla base del progetto è che quando le persone uniscono le proprie voci, è più facile farsi sentire. Per questo, hanno creato una raccolta di canzoni di protesta reinterpretate in chiave “street busker”, per amplificarne il più possibile la dimensione quotidiana, “di strada”.

Quella originale di Woody è questa:

Ma non è questo il motivo del mio innamoramento. (Tra l’altro, avete notato l’adesivo sulla sua chitarra? Dice: “questo aggeggio uccide i fascisti”. Per dire. Si vede bene anche nella foto qui sotto. Ma non è nemmeno questo il motivo del mio innamoramento).

Poi, ad esempio, la mia canzone di Woody Guthrie preferita in questo momento è “Do Re Mi”, anche questa ripresa da Agit8 in una bellissima cover di Elvis Costello che la unisce a “The ghost of Tom Joad” (che ve lo dico a fare?) interpretata da Mumford and sons. La canzone riecheggia il consiglio dato alla famiglia Joad – protagonisti di “Furore” di John Steinbeck – di tornarsene in Oklahoma, perchè in California ci sono già talmente tanti immigrati che non c’è posto per loro.  “If you ain’t got that do re mi”, canta Guthrie, se non hai quel qualcosa in più, faresti meglio a tornartene da dove sei venuto.

Mi piace perchè mi ci riconosco: certo, il paese che ho lasciato io non è la distesa di sabbia e polvere dell’Oklahoma negli anni Trenta. Ma nella mia città nuova arriva gente da ogni parte del mondo cercando proprio la stessa “Sugar Bowl” che i Joad speravano di trovare in California. E ovviamente non c’è posto per tutti. Per cui ci ammazziamo di competizione. Una sera, un amico mi ha indicato con il braccio una piazza brulicante di stagisti. “Guardali”, mi ha detto. “Tutti questi sono qui per lo stesso motivo per cui ci sei tu. Devi competere con tutti loro”.

E pur essendo una canzone di oltre settant’anni fa ha spunti cosi attuali da far venire un po’ la pelle d’oca, pensando a chi adesso attraversa davvero il deserto sperando di trovare qualcosa di meglio, e invece, come dice Guthrie,viene fermato al confine  perchè, solo di oggi, ne sono arrivati altri quattordicimila (“cross the desert sand they roll, getting out of that old Dust Bowl / they think they’re coming to a Sugar Bowl, but here’s what they find: / police at the port of entry say: “you’re number fourteen thousand, for today”).

Il motivo del mio innamoramento è questa splendida e commovente lista di buoni propositi per l’anno nuovo (che io non faccio mai, ma a vedere quanto è bella la sua mi vien voglia) che Woody ha scritto nel capodanno del 1942 (la potete vedere ingrandita qui):

Ce ne sono di talmente fantastiche che non riesco neanche a scegliere la mia preferita.

A parte la genialità del numero 3: “lavati i denti, se ne hai”, alcune sono cosi potenti e semplici. “Impara meglio le persone” (15); “non ti rattristare” (17); “lavora di più, e meglio” (1); “fai buoni sogni” (20); “tieni in moto la macchina della speranza” (19); “deciditi” (32); “svegliati e combatti” (33) – e poi, “aiuta a vincere la guerra: sconfiggi il fascismo” (27), che farlo con la musica mi sembra un’ottima idea.

E tra le tirate antifasciste di Papa in “Per chi suona la campana”, Nanda che risponde a Fazio “Ero amica di tutti, tranne che dei fascisti” (qui) e Woody che nei propositi del nuovo anno scrive “sconfiggere il fascismo”, mi vien da pensare che tra i miei modelli di comportamento c’è un fil rouge neanche poi tanto sottile, ed è una cosa che mi conforta: non sono poi cosi sparpagliata come credevo.

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2 thoughts on ““Tieni in moto la macchina della speranza”

  1. A quindici anni comprai un LP di W. G.
    Era inascoltabile secondo i criteri digitali di oggi per la pessima qualità di registrazione…più fruscii che note ma ne ero entusiasta. Ed ero innamorata di “What did the deep sea say”…

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