Consigli di lettura, n° 13: Noi siamo infinito.

Devo fare una confessione. Proprio io, che rompo sempre le scatole con i libri che ho letto e che dovete assolutamente leggere anche voi e poi perdo anche tutto questo tempo a spiegarvi perchè, io sono vagamente insofferente ai consigli di lettura forzati. A quelle persone che ti portano un libro dicendoti “è epocale, devi assolutamente leggerlo, tu che leggi così tanto, ti piacerà di sicuro“. Non mi regali un momento di piacere, mi regali un impegno. E io mi sento come alle medie quando ci toccava fare la “scheda del libro” e solitamente erano libri tremendi, tipo Fontamara o Il Deserto dei Tartari. (Ecco, l’ho detto. Adesso odiatemi pure. Ma io Il Deserto dei Tartari l’ho detestato). Anzi, peggio: perchè invece di un voto, alla fine, devi affrontare l’aspettativa di chi te l’ha prestato. Ora, a nessuno piace stroncare un libro più che a me, ve lo garantisco. Ma contrariamente a quel che si potrebbe pensare non ho il cuore di andare a dire, magari a una delle mie migliori amiche, che quel romanzo che mi ha prestato lei proprio mi fa schifo.

Quindi tendo ad avvicinarmi con cauto sospetto ai libri consigliati (o imposti, a volte) da altri. Io ho questa teoria che i libri ti chiamano, quando è il momento giusto per leggerli. Guerra e Pace? Sullo scaffale da anni. Lo leggerò prima o poi, quando sarà il momento giusto. Il Rappresentante di Joseph O’Connor l’ho dovuto prendere in prestito tre volte in biblioteca prima di iniziarlo, ed è uno dei miei preferiti. Casino Totale è stato uno dei primi libri che avevo portato nella casa nuova di via Varazze, mai letto, letto poi a Trento di nuovo prendendolo in biblioteca perchè la mia copia nel frattempo chissà dove era finita. Epocale, peraltro, quello sì. Sulla Strada, comprato un milione di anni fa quando uscivano i classici con il Corriere, è rimasto a prendere polvere in seconda fila (sì, la mia libreria ha le doppie file) fino allo scorso autunno, quando finalmente gli ho permesso di cambiarmi la vita. Insomma, credo di aver reso l’idea.

Stavolta, è andata diversamente. Ho ricevuto un consiglio da una persona che conosco appena (un concerto insieme conta come amicizia?): Noi siamo infinito, di Stephen Chbosky, precedentemente pubblicato in Italia da Sperling con il titolo “Ragazzo da parete”, un tentativo di traduzione del titolo originale “The perks of being a wallflower”. Ne è stato tratto un film (che non ho ancora visto) con Emma Watson, la mia amica Hermione.

Il primo punto a favore del libro è che si tratta di un romanzo epistolare. Il protagonista, Charlie, inizia a scrivere lettere a un anonimo interlocutore – la cui identità non viene mai svelata – raccontando i propri pensieri, le paure e le difficoltà nell’iniziare il primo anno di superiori. Charlie è un ragazzo timido, introverso, grande ascoltatore ma quasi incapace di partecipare e di “socializzare”, cosa che invece gli adulti lo spingono a fare. Charlie trova un aiuto in Bill, il professore di letteratura, che gli assegna romanzi extra da leggere nel tempo libero: Il Grande Gatsby, Il buio oltre la siepe, Sulla Strada (il romanzo contiene una splendida reading list, a pensarci bene). La vera salvezza arriva però attraverso l’amicizia con Patrick e Sam, una ragazza più grande di cui Charlie si innamora in quel modo dolce e insieme assoluto tipico dell’adolescenza. Le esperienze di quel periodo – i primi baci, le prime esperienze sessuali, le paure legate alla scuola e all’accettazione da parte dei compagni, le prime sbronze, le droghe, anche i grandi dolori, come il suicidio di un amico – vengono raccontate da Charlie con uno stile insieme profondo e un po’ svagato, come gli dice Sam: “a volte sembra quasi che tu non sia presente”. Ed è la stessa Sam che riesce a guidare lentamente Charlie fuori dal suo guscio, a fargli prendere coscienza di se stesso – anche se questo per Charlie significa dover affrontare un trauma profondo e nascosto nel passato.  I tre ragazzi sfrecciano in un tunnel nel pickup di Patrick, Sam in piedi nel cassone a farsi riempire i vestiti di vento, con in sottofondo la meravigliosa Landslide a tutto volume: in quel momento, dice Charlie, ti giuro, ci siamo sentiti infiniti.

E anche quando tutto cambia, e si cresce, e si va al college, e si impara ad accettare le proprie ferite come una parte di sè di cui è impossibile fare a meno, come le dita delle mani, o gli occhi, quella sensazione si può ancora ritrovare: “Ma, soprattutto, piangevo perchè all’improvviso, mi ero reso conto che ero proprio io quello in piedi, nel tunnel, col vento che gli sferzava il viso. Non m’interessava vedere il centro della città. Non ci pensavo nemmeno. Perchè ero in piedi, nel tunnel. Ed ero presente, davvero. E questo è bastato a farmi provare quella sensazione di infinito”.

Mirror in the sky, what is love?
Can the child within my heart rise above?
Can I sail through the changing ocean tides? Can I handle the seasons of my life?

… Well, I’ve been afraid of changing, ‘cause I built my life around you
But time makes you bolder, even chilren get older, and I’m getting older, too…

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2 thoughts on “Consigli di lettura, n° 13: Noi siamo infinito.

  1. Lo leggerò senza sentirmi in obbligo, i consigli da blog sono belli perché li gestisci in solitudine e nessuno te ne chiede conto ma magari prima o poi ricompaio per dirti se mi è piaciuto 😉

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