Consigli di lettura, n°8: everything is a Diary

Il consiglio di oggi è un libro che non avrei mai letto. Uno di quei libri che quando passi tra gli scaffali e li vedi, pensi : “Non fa per me”. Finché non li leggi.

Considerando che Fight Club è uno dei film più citati dalla maggior parte delle persone che conosco, e considerando che il romanzo omonimo di Chuck Palahniuk da cui è tratto è stato consigliato nientemeno che da Fernanda Pivano nel suo “Libero chi legge“, a un certo punto mi sono messa in testa di leggere Fight Club. L’ho comprato nella libreria che preferisco, e me lo sono portato a Trento quasi un anno fa. L’ho sistemato sulla lavatrice, in bella vista, pensando che se stava a portata di mano lo avrei letto in un batter d’occhio. Quando è stata ora di fare il trasloco, il libro era lì, sulla lavatrice che stava per essere venduta, tanto che il tizio che l’ha comprata mi ha chiesto “Il libro è incluso?”. Continuo a non averlo mai letto. Non fa per me.

Ma Palahniuk, oh, io e lui abbiamo un certo rapporto. Non so bene come sia successo. Ma prima di Natale ho letto Diary, che è esattamente uno di quei libri che non leggeresti mai, fino a che non lo leggi. E io l’ho letto con quella foga quasi morbosa di quando sai che stai facendo una cosa che non dovresti fare eppure non riesci a fermarti. Il romanzo inizia come un diario tenuto dalla protagonista, una donna il cui marito è in coma dopo un tentativo di suicidio. Pare sia comune tenere un diario da consegnare ai pazienti in coma una volta risvegliati: come una cronaca del tempo che si sono persi. Ma la donna non parla in prima persona, e la voce narrante non è nè interna nè esterna. Il “tu” a cui la donna (o il narratore) si rivolge, all’inizio è inequivocabilmente il marito in coma, ma andando avanti nella lettura non è più così chiaro, finchè a un bel momento quel “tu” sembra essere il lettore. Per cui se non si volesse leggere Palahniuk per le storie allucinanti (avete sentito parlare di quella in cui l’ultimo sopravvissuto a una setta suicida diventato un famosissimo predicatore televisivo dirotta un aereo per schiantarsi, dopo aver fatto scendere tutti i passeggeri? Ecco.) si potrebbe leggere per la lingua particolarissima, per le scelte stilistiche che sembrano confusionarie, a raccontarle, ma che sono perfette se le si legge nello splendore della loro follia. Si potrebbe leggere Palahniuk, ad esempio, come faccio io, che inizio a leggerlo tornando a casa dall’ufficio una sera qualunque alle sei e quando alzo gli occhi sono le undici e mezza e i supermercati sono chiusi e i ristoranti sono chiusi e persino Jasmine Kebab sotto casa ormai è chiuso a quest’ora quindi se voglio cenare mi tocca mangiare lo yogurt scaduto che è  l’unica cosa che mi è rimasta in casa. Ma in fretta, che devo finire di leggere.

Palahniuk ha questo modo di scrivere che in una pagina ci sono frasi che sembrano scritte in un colore diverso, per la forza che hanno e per il modo in cui ti saltano addosso. Scrive in un modo aggressivo, e anche se uno dei suoi romanzi inizia dicendo “Se stai per cominciare a leggere, evita” beh, non puoi. Non puoi evitare. Non mi credete? Guardate qui. Palahniuk scrive in modo laterale, prende le cose alla lontana, ti copre di una marea di informazioni che poi lo sai che il nocciolo vero della questione è un altro. Ad esempio, Diary è pieno di riferimenti meteorologici: “Per la cronaca, il tempo previsto per oggi è…” ed è sempre un meteo emozionale (poi dicono a me che sono meteopatica). Il tempo previsto per oggi è preoccupazione crescente seguita da panico sfrenato. Il tempo previsto per oggi è calmo e soleggiato, ma l’aria è piena di stronzate. Il tempo previsto per oggi è una crescente tendenza alla negazione. Il tempo previsto per oggi è parzialmente furioso, con occasionali scoppi di rabbia.

Ed è rabbioso, Palahniuk, minaccioso e aggressivo e prepotente ma con quella prepotenza che non ha mai bisogno di alzare la voce perchè quello che ti dice, anche se te lo dice sottovoce, non lo puoi ignorare – perchè è così vero. Se a questo punto non sei già ubriaco, ti dice, non stai facendo attenzione. Ogni cosa, ti dice, è un autoritratto. Ogni cosa è un diario. Se sei qui, ti dice, hai fallito di nuovo.

Leggete Palahniuk. A vostro rischio e pericolo.

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