Consigli di lettura, n° 7: Racconti perduti, racconti ritrovati

Questa è la stagione che Tolkien, nei suoi calendari elfici, chiamava “stirring“, usando lo stesso verbo che si potrebbe usare ad esempio per quei movimenti che si fanno sotto le coperte appena prima di svegliarsi.

Ci sono cose che, crescendo, ci togliamo di dosso perchè diventa troppo difficile continuare a sognarle. Mi è successo, ad esempio, con l’Irlanda, che ho chiuso in un cassetto per un po’, come un libro dimenticato, come se non mi appartenesse più – e lei (subdola) è tornata a saltarmi addosso, di recente. Mi è successo anche con Tolkien, compagno instancabile di mille pomeriggi dalle scuole medie all’università. Mi sono distratta un attimo, e quando sono tornata a fare attenzione non sono più riuscita a trovarlo.

Ma in questa stagione, in cui la primavera si agita sottoterra e non riesce ancora a uscire, in questa stagione mi torna la stessa nostalgia inspiegabile che Tolkien dona agli Elfi – che si sentono misteriosamente chiamati verso il mare, pur non avendolo mai visto. Mi torna quel richiamo, da qualche parte a metà fra lo stomaco e la gola, che mi spinge ad andare a cercare le rovine di Vinyamar dove il guerriero Tuor incontra Ulmo, quanto di più vicino ci sia nella mitologia tolkieniana a un dio del mare; che mi fa venire voglia di passeggiare da sola nelle sale abbandonate di Nargothrond, il regno sotterraneo di Finrod.

Forse la caratteristica principale delle opere di Tolkien, e ciò che più mi attraeva, era questa nostalgia malinconica, questo senso di aver perduto qualcosa di bellissimo quasi senza accorgersene, ma senza poter soddisfare il desiderio di tornare indietro a recuperarlo. Come una condanna a vivere sospesi in un eterno desiderio irrealizzabile, che però non perde nemmeno per un attimo la sua bellezza. Forse, nelle sue parole, riconoscevo questo lato di me, questa nostalgia che sentivo da sempre di avere sotto la pelle e a cui non sapevo dare un nome. E al mare nei pomeriggi di pioggia, nelle sere d’estate a casa dei miei nonni con le sue parole tra le mani mi sembrava di intravedere un modo per essere meno sola.

Il mio primo incontro con Tolkien è stato poco ortodosso: ho iniziato a leggere i due volumi dei Racconti Perduti, che poi sarebbero il mio consiglio di oggi, invece di partire dai più classici Lo Hobbit o il Signore Degli Anelli. I Racconti non sono una lettura facile: si tratta della riedizione, curata dal figlio Christopher, di alcuni vecchi quaderni scritti dal giovane Tolkien negli anni della Prima Guerra Mondiale e in quelli immediatamente successivi, una prima elaborazione della mitologia della Terra di Mezzo che finirà poi a far parte del postumo Silmarillion. I brani di Tolkien senior sono frammentari e accompagnati da un (a volte indispensabile) commento di Tolkien junior, che spiega il loro legame con il resto dell’opera o chiarisce alcuni punti confusi. Ma quello che mi ha colpita, in questi due volumi, è l’intensità della passione che c’è dentro. Quella è inconfondibile, e mi piace pensare che parli la stessa lingua che parla il mio cuore quando nessuno lo ascolta. Ed è un irresistibile desiderio di raccontare, di condividere, che spinge autore e lettore a correre insieme verso l’ultima pagina.

A parte alcune differenze nei nomi e nelle parentele, quello che veramente distingue i Racconti dal Silmarillion è la cornice narrativa. Mentre nel Silmarillion non si fa ricorso a nessuno stratagemma e si inizia il racconto come se si trattasse di un ciclo mitologico tout court, nei Racconti Tolkien sceglie un marinaio inglese di nome Eriol (ma chiamato in alcuni punti anche Ælfwine, ossia “amico degli Elfi”), e lo fa smarrire per mare nel corso di una tempesta. Seguendo le indicazioni di un vecchietto incontrato su un’isola, Eriol arriva a Tol Eressëa, l’isola solitaria abitata dagli Elfi, di cui diviene amico. Splendida, a mio parere, la scelta di ambientare il tempo trascorso da Eriol a Tol Eressëa nella “Casetta del Gioco Perduto” – il luogo in cui i bambini si ritrovano, nei sogni:

We knew that land once, You and I,
and once we wandered there
in the long days now long gone by…
We wandered shyly hand in hand,
small footprints in the golden sand,
and gathered pearls and shells in pails,
while all about the nightingales
were singing in the trees.
We dug for silver with our spades,
and caught the sparkle of the seas,
then ran ashore to greenlit glades,
and found the warm and winding lane
that now we cannot find again,
between tall whispering trees.

Così in questa stagione che è pronta a svegliarsi io sento il richiamo, e torno (di nascosto) a passeggiare tra le rovine di Kortirion, antica roccaforte che nel Silmarillion era già scomparsa, e mi perdo anche io nelle pagine di questi Racconti Perduti, che sono per giunta arricchiti da esperimenti in versi carichi ancora una volta della stessa nostalgia:

Alalminórë! Green heart of the Isle
Where linger yet the faithful Companies!
Still undespairing here they slowly file
Down lonely paths with solemn harmonies:
The Fair, the first-born in an elder day,
Immortal Elves, who singing on their way
Of bliss of old and grief, though men forget,
Pass like a wind among the rustling trees,
A wave of bowing grass, and men forget
Their voices calling from a time we do not know,
Their gleaming hair like sunlight long ago.

Forse il nodo è proprio questo: men forget, gli uomini dimenticano, come ho dimenticato io, crescendo. Ma il cambio di stagione spesso mi aiuta a ricordare, anche solo per un attimo, il tempo di sentire nell’aria l’odore di terra e pensare che è quasi primavera. “La Primavera li conosce”, dice Tolkien, “e anche l’Estate, e persino in Inverno loro sono tra noi, ma è in Autunno più di tutto che si fanno vedere, poiche’ l’Autunno è la loro stagione, essendo caduti ormai nell’autunno dei loro giorni”. E a chi chiederà chi sono, alla fine, queste fate, se non una sciocca favola raccontata dalle vecchiette, Tolkien risponde: Ascoltate, fratelli, le piccole trombe che suonano… Una musica di piedi dimenticati, un luccichio di foglie, un’improvviso curvarsi dell’erba, voci piene di desiderio che mormorano sul ponte, e sono già scomparsi.

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One thought on “Consigli di lettura, n° 7: Racconti perduti, racconti ritrovati

  1. Ho tutta l’opera di Tolkien su una mensola che mi guarda.
    Per adesso ho letto solamente Il signore degli anelli. Un paio di volte però.
    Il prossimo sarà Lo Hobbit, presto.
    Per tutto il resto dovrò trovare il coraggio.

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