Consigli di lettura, n° 6: “Enchanted”.

Quando ero molto piccola, ben prima che nascesse il mio primo fratello, abitavamo in una casa alla periferia del paese. Isolata come un torrione, come un castello che domina la valle, la mia prima casa aveva intorno campi di mais e prati ombreggiati da alberi di cui non conosco il nome, e un torrente, di fianco, su cui in estate si piegavano con aria languida i rami di un vecchio salice. Forse era lo scenario, forse il fatto che io le fiabe le ho sempre avute sotto la pelle, oltre che nella testa e nel cuore. Fatto sta che mi piaceva indossare, per andare a dormire, una camicia da notte gialla che nella mia infantile immaginazione somigliava al vestito di Aurora. Sospiravo dal balcone nelle sere d’estate guardando ondeggiare i rami del salice, e mio papà doveva darmi un bacio in fronte e raccogliermi dal divano un po’ come il Principe faceva con Biancaneve, per portarmi a dormire quando “era ora”. (Povero papà). Sapevo che io e il Principe ci saremmo incontrati un giorno nel bosco e non ci sarebbe stato bisogno di dire niente: ci saremmo riconosciuti al volo, come se ci conoscessimo da sempre, come se i nostri cuori e i nostri sguardi parlassero la stessa lingua, incomprensibile ad altri.

La mia passione per le fiabe non è mai finita: nelle lunghe e solitarie sere trentine che adesso stanno finendo, spesso mi consolavo con un vecchio film di Walt Disney, uno di quelli in cui la principessa non deve far altro che starsene lì ed essere bella, e a tutto il resto ci pensa il Principe Azzurro. Poi, nella vita non capita mai così. I principi tendono ad essere rimbambiti come Eric della Sirenetta, e davvero non fatemi parlare di quel tontolone che nemmeno la riconosce, Ariel, dopo che la poveretta ha rinunciato a tutto – pinne, famiglia, voce – per stare con lui. E se non ti dai una mossa tu, il principe nemmeno si accorge di quel che succede.

Le principesse della fiaba che oggi vi consiglio di leggere, però, fanno tutt’altro che rimanere lì ed essere belle in attesa del principe. Loro ballano. Ballano nonostante il lutto per la morte della madre (c’è forse un modo migliore di onorare i morti che ripetere i passi che loro stessi ci hanno insegnato?), nonostante i divieti paterni, nonostante i pericoli che stanno in agguato in ogni angolo del palazzo reale. Ballano ogni notte fino a consumare le scarpette, riparandole ogni mattina di nascosto; ballano fino ad esasperare il padre, disposto a darle in sposa al primo pretendente che sarà in grado di capire come diamine passino le notti, quelle scapestrate.

Ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm “Le scarpette da ballo”, il romanzo di Heather Dixon è intitolato Enchanted, “incantato”, nella versione italianaEntwined, “intrecciato”, nella versione originale. L’Entwine è un ballo particolare, che si danza tenendo in mano una lunga fusciacca: il cavaliere deve cercare di intrecciare i polsi della dama stringendoli con la fusciacca, intrappolandola; mentre la dama deve cercare di divincolarsi rimanendo libera. Azalea, la protagonista, si troverà a danzare più volte questo ballo insieme al misterioso Signor Keeper, il Custode che si rifugia nel cuore più profondo del castello e che ama custodire le cose… compresa Azalea, che si trova così irretita in qualcosa di ben più grande e pericoloso di un semplice ballo.

Il romanzo è davvero una meraviglia: l’atmosfera fiabesca si intreccia con i toni più cupi della vicenda di Keeper in modo perfettamente fluido e coerente. Azalea è l’eroina per eccellenza: si caccia nei guai, poi cerca di uscirne da sola e il Principe Azzurro, che peraltro non è nemmeno principe e ben poco azzurro, la salva davvero alla fine, ma non in quel modo un po’ condiscendente e paternalistico di certe fiabe. Le sue undici sorelle, ciascuna con un nome di fiore, sono splendide e vivacissime macchiette che ricordano quasi le sorelle Bennett.

Leggetelo, se vi capita, perchè tutti si meritano di leggere una fiaba, di tanto in tanto, e illudersi che la vita reale possa accadere nello stesso modo, con fate madrine e principi azzurri che rendono sopportabili le migliaia di matrigne cattive che ci appestano la vita di tutti i giorni. Leggetelo, che per me è stato un vero colpo di fulmine quando l’ho letto due anni fa mentre fuori dalla finestra la gente festeggiava i 150 anni dell’Unità d’Italia. Regalatevi qualche ora per leggere una fiaba.

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