Quando un libro è bello

Pare che io proprio non riesca a stare ferma in un posto e farmi piacere quello che sto facendo. Sto sempre già pensando al prossimo pezzo, al prossimo libro da leggere, al prossimo lavoro da fare. E siccome Sua Maestà la Regina delle Frustrazioni (il maledettissimo dottorato di ricerca da cui non mi libererò mai più) non mi aiuta certo, in questo senso, e anzi mi spinge costantemente a cercare altro con cui impegnare le mie misere forze, mi butto nelle letture e frequento seminari sui mestieri del libro. Che un bel sogno ad occhi aperti non si nega mai a nessuno.

Image courtesy of aprettybook.com

Così oggi pomeriggio stavo seduta nel centro di Torino ad ascoltare un seminario e crogiolarmi nell’idea di fare, un giorno, dei libri il mio mestiere. I vaneggiamenti del tizio dietro la cattedra (uno di quelli che sono molto fieri di ciò che hanno da dire, e per questo non parlano, semplicemente, come i comuni mortali – loro pronunciano parole. Una ogni tre minuti.) erano poco più di uno sfondo al ricamo del mio roseo futuro libresco.

E poi, che le cose belle son sempre inaspettate, il tizio dietro la cattedra ha fatto una domanda. Quand’è, chiede, che un libro è bello?

Le risposte possibili sono milioni di miliardi. E ne sono venute fuori diverse: un libro è bello quando non vedo l’ora di finirlo. No, quando mi trattengo dal finirlo troppo in fretta se no mi sembra di sprecarlo. Un libro è bello quando mi posso identificare nel protagonista. Quando il protagonista è antipatico ma io voglio andare avanti a leggere lo stesso. Un libro è bello quando la trama è appassionante. Quando lo stile è innovativo. Stranamente nessuno ha citato Holden Caulfield dicendo che quello che proprio ti fa scombinare, in un libro, è quando lo finisci e vorresti che l’autore fosse un tuo amico, uno a cui puoi telefonare tutte le volte che vuoi (a me questa cosa capita con Neil Gaiman, ad esempio. Ma nessuno l’ha detta).

Poi c’è stato quel silenzio particolare che si sente a volte e che è l’equivalente, nella vita reale, di un rullo di tamburi. Un respiro sospeso.

Un libro è bello, ha detto un ragazzo della prima fila, quando rimani un giorno senza parlare dopo averlo letto.

Che poi è esattamente quello che capita a me.

489-books

E per voi, quand’è che un libro è bello?

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6 thoughts on “Quando un libro è bello

  1. Un libro è bello quando non vedi l’ora di finirlo per poi accorgerti che l’hai letto troppo velocemente e ne vorresti di più. Quando inizi a cercare tutto il possibile dello stesso autore. Quando leggi e rileggi le stesse frasi più volte più volte perchè sono scritte troppo bene. Quando te lo leggi da solo in macchina ad alta voce solo per ascoltarne la musicalità. E soprattutto quando l’hai appena chiuso e già non vedi l’ora di rileggerlo.
    A me succede con i Wu Ming.

  2. Per me un libro è bello quando, mentre leggo, mi viene voglia di alzarmi e camminare. E mentre cammino su e giù come un invasato sorrido. Ultima volta che mi è successo credo fosse Pavese o Comma 22 di Heller

  3. di solito, quando ho finito di leggere un libro BELLO, per almeno un paio di giorni non riesco ad iniziarne un altro.
    ecco, questo credo sia il fattore più indicativo.

  4. grazie 🙂 avete detto cose bellissime e molto vere: anche a me viene voglia di camminare e sorridere, e spesso come dici @jeanloup non riesco a iniziare a leggere nient’altro quando un libro mi rimane dentro così – se non altri libri dello stesso autore, dove cerco la stessa voce, le stesse immagini. @Mohawk, Wu Ming mi ha spesso sconfitta, ma mi è piaciuto molto Stella del Mattino. @iquadernidellosteria, con Pavese mi colpisci (colpite?) al cuore, ma ti confesso che Comma 22 non l’ho mai letto, anche se la frase di apertura mi ha sempre colpita molto, e vorrei leggerlo presto. grazie ancora!

  5. Un libro è bello quando ti accorgi che le sue frasi riassumono i tuoi pensieri, quando ti dici: “si l’ho sempre pensato, ma non avevo mai trovato le parole per dirlo”. Un libro è bello quando, dopo averlo letto, te ne stai un po’ di tempo seduto a pensare se c’è un modo di tradurre nella realtà tutto ciò che fino a quel momento è turbinato solo nella tua mente.

    1. “Lo avevo sempre pensato ma non avevo mai trovato le parole per dirlo” mi capita SPESSISSIMO, anche nella variante “lo avevo sempre pensato ma non mi ero accorta di pensarlo finchè non l’ho letto”. Grazie 🙂

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