Domeniche Blu, n°3: il balletto.

Ho studiato danza classica molti anni. Non in una di quelle scuole serie e severissime che si vedono in certi film con ragazze emaciate e incattivite dalla fame, ma in una semplice scuola di paese, con le mie compagne di scuola. Eravamo più o meno così:

E io avevo già quel senso di inadeguatezza, sapevo già di avere i piedi sbagliati e le gambe troppo grosse e di essere troppo alta: la danza non era la mia strada. Ma come succede con certi libri, la danza classica è un linguaggio che ti rimane dentro, e anche adesso che ho smesso di ballare da quasi dieci anni sento uno sfarfallio nel cuore quando entro in un teatro vuoto. Non è più il mio mondo (forse non lo è mai stato) ma è un mondo che parla una lingua che riesco a capire: fatta del rumore delle punte di gesso sul legno del pavimento, della luce bianca in sale foderate di specchi, dello scricchiolio della sbarra, dell’odore di polvere dietro le quinte la sera del saggio di fine anno.

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A volte, quando penso che mi piacerebbe avere il coraggio di scrivere un romanzo, mi cullo nell’idea che la protagonista potrebbe essere una ballerina. Non sarebbe un libro sulla danza, beninteso: ma mi piacerebbe che la protagonista senza nome del romanzo che non avrò mai il coraggio di scrivere sapesse muoversi attraverso la vita con quella grazia e leggerezza e forza che hanno le ballerine, che trasformano la fatica e il dolore in arte.

Leggendo i manoscritti che mi capita di dover leggere, un paio di anni fa mi è capitato fra le mani il romanzo di Sophie Flack, infelicemente tradotto “Balla, sogna, ama” e pubblicato da Newton&Compton. Sophie è stata ballerina del New York City Ballet dal 2000 al 2009, e ha smesso di ballare per iniziare a scrivere e raccontare la difficile vita di una ballerina professionista. Il romanzo non è sopraffino, ed è la storia già sentita della ballerina che rinuncia a vivere per ballare, poi si innamora e appende le scarpette al chiodo: vivere è meglio che ballare.

Certo, non è facile. Ma certi giorni, caracollando per le strade innevate di Trento, non posso trattenermi dal sognare di essere io, a muovermi così:

Allora, nella mia illusione di poterci mettere tanta buona volontà anche da casa e anche senza talento, questa settimana ho scoperto una lodevole iniziativa del Balletto Nazionale Scozzese: una serie di video di esercizi ispirati alla preparazione dei ballerini per introdurre anche gli imbranati come me alle gioie del balletto e per farci sognare polpacci scolpiti e braccia aggraziate. (Poi se invece di passare milioni di ore a leggere mi iscrivessi a un corso di danza, forse i risultati si vedrebbero anche. Ma ammetto di aver provato di persona gli esercizi – come le americane di mezz’età che fanno aerobica con i video di Jane Fonda – e di essermi svegliata il mattino dopo tutta indolenzita, se non più aggraziata, quindi forse a qualcosa servono).

Ecco la lezione uno

la lezione due

e la lezione tre.

Ora andate e ballate come se non ci fosse un domani. Specialmente perché domani è lunedì.

ballet07

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One thought on “Domeniche Blu, n°3: il balletto.

  1. Ma che bel regalo! Da piccola ho frequentato anche io una scuola di danza non professionale e qualcosa resta del portamento, del rigore o anche solo qualche bel ricordo. Mi guardo i video con calma nel pomeriggio e magari mi metto alla prova 😉

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