Case d’altri

Molte volte ho detto che uno dei motivi per cui mi piace tanto leggere è che mi permette di vivere altre vite, entrare in altre teste e altri cuori. Oggi ho fatto una cosa simile.

Oggi ho guardato gli annunci di case in affitto a Torino, la mia Torino. Questa Torino qui.

Oggi, guardando gli annunci di case bellissime, luminose, dal prezzo persino più basso di quello che pagherei a Trento, guardando gli annunci di queste case perfette che non potrò mai affittare, sono entrata nelle vite che avrei potuto vivere se fossi rimasta qui. Nel monolocale arredato in corso Galileo Ferraris, avendo poco spazio per i libri, mi sarei definitivamente convertita al digitale e forse avrei persino comprato un computer nuovo, non si sa mai. Uscendo al mattino per andare a lavorare, sarei andata a fare colazione nel caffè storico vicino al mio vecchio liceo, quella Torino che si trova solo in qualche angolo nascosto o nelle pagine di qualche libro. Avrei portato gonne più corte, mi sarei forse vestita di rosso, non so perchè.

Nella mansarda in lungo Po Antonelli, l’umidità del fiume mi avrebbe fatto increspare i capelli e forse avrei finito per tagliarli corti, come una volta. Avrei ricominciato a correre tutti i giorni, sul lungo Po che è così comodo. Avrei guardato la Gran Madre nella sua foschia, seguito con lo sguardo l’ansa del fiume e la piega accogliente della collina, correndo sulle mie gambe che sarebbero ridiventate muscolose, a forza di correre. Le parole delle canzoni di Springsteen sarebbero uscite dal lucernario spalancato nelle sere d’estate in cui fa troppo caldo per dormire in una mansarda.

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Foto di ClarenceClemons

Nel bilocale di via Sant’Anselmo avrei indossato pantofole morbide perchè i pavimenti sono di legno, e le pareti bianche. Avrei sistemato la scrivania vicino alla finestra per prendere tutta la luce, avrei avuto delle piante sul balcone minuscolo (le avrei fatte morire, forse, come in via Varazze, ma forse no), avrei montato delle mensole sul muro per appoggiare i miei libri. Seduta alla scrivania vicino alla finestra, avrei scritto dei romanzi bellissimi. La sera avrei cucinato per le mie amiche, nella cucina minuscola. Avremmo bevuto vino rosso sedute sul divano, una per terra perchè c’è poco spazio, ridendo dei tempi dell’università e pensando, ancora una volta, che i nostri sogni si possono davvero realizzare, perchè ne siamo capaci e il mondo è tutto lì, alla nostra portata.

Indosserei scarpe col tacco, a Torino, che non c’è neve per la strada. Quando la gente mi chiede come sto, risponderei “Eh, fora dal let…” oppure “Eh, suma sì”. Ma sotto sotto, penserei: Sto a casa, ecco come sto.

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2 thoughts on “Case d’altri

  1. La faccenda delle case e delle vite alternative è un giochino che ogni tanto faccio anche io, ma tu l’hai scritto splendidamente e come sempre c’è un sottotesto che mi piace davvero tanto.

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