Alla fine

Quando Alice (nel Paese delle Meraviglie) dice al Brucaliffo di non sapere da che parte cominciare per raccontare le proprie avventure, il Brucaliffo elargisce un prezioso consiglio: Comincia dall’inizio, vai avanti fino alla fine, e quando arrivi alla fine, fermati.

Oggi arriviamo alla fine: importante quanto l’inizio di un romanzo, perchè se l’inizio stabilisce il tono, il finale determina il gusto che ti rimarrà sulla lingua dopo aver chiuso il libro. Questi sono alcuni dei miei finali.

1. Poteva mancare Papa? Ovvio che no. Fiesta, il cui vero nome è The Sun Also Rises, racconta la storia di Jack Barnes, un giornalista americano espatriato a Parigi negli anni Venti. Duramente segnato dalla guerra, Jake ama in modo quasi selvaggio la nobile Brett Ashley: bella ma frivola, leggera e infedele, i suoi occhi scivolano su Jake senza davvero accorgersi di lui e del suo amore bruciante. Così alla fine del romanzo, quando Brett si stringe a Jake durante una corsa in taxi e sospira: “Oh, Jake, avremmo potuto essere così felici insieme”, Jake risponde: “Sì, non è carino pensarlo?”.

Ecco, per me, quel “‘Yes’, I said, ‘Isn’t it pretty to think so?'” è uno dei finali più travolgenti che ci siano. Tutti ce l’hanno con le corride e le sbronze di cui Fiesta è disseminato. Ma per me, quello che conta è in quell’ultima frase. C’è il desiderio così forte da essere doloroso, e la disillusione, la certezza ormai calma che quello che desideri non si avvererà mai e l’unica consolazione che ti rimane è che sia ‘carino’ pensarlo.

2. Daniel Pennac e il suo capro espiatorio di professione, Benjamin Malaussène, sono stati tra i miei migliori amici delle medie. In La Prosivendola Benjamin lascia per un momento i panni di capro espiatorio per diventare l’immagine pubblica di uno scrittore, JLB, che vuole rimanere anonimo. A parte il fatto che il romanzo è straordinario, considerate l’ultima frase: Malaussène guarda negli occhi la storica fidanzata Julie, e le dice “Julie, io ti amo precisamente“. Vi sfido. Trovate una dichiarazione d’amore migliore di così. Perchè Malussène mette insieme i propri sentimenti e le parole di JLB, e unisce entrambe le proprie anime, quella vera e quella impersonata, come a dire che tutte le possibili versioni di se stesso amano Julie. Vi sfido a superare il maestro.

3. On the road di Jack Kerouac è uno di quei romanzi che non avrei mai pensato di leggere nella vita. Poi succede come al solito che i libri ti chiamano, ti sussurrano all’orecchio mentre sei distratto (per dire, mentre guardi un film) ed è finita. L’ho letto d’un fiato, e quando l’ho finito volevo tanto rileggerlo. Non per la storia, non per la lingua (un po’ datata a dire il vero), ma per provare di nuovo quella sensazione lì, per stare con quella gente lì, che c’era lì dentro al libro. Era come se parlasse a me, Kerouac: bastava sostituire il jazz anni Quaranta con Springsteen e voilà. Il romanzo parla con me, parla di me, di quella me stessa che avrei potuto essere se avessi avuto un minimo di coraggio in più. Perchè alla fine, non sono il sesso e la droga il vero cuore di On the Road. Secondo me, il cuore è nella tensione irresistibile tra il desiderio di accasarsi, di trovare un lavoro serio e stabile, di mettere su una vita “normale” circondato da cose che conosci, che ti tranquillizzano e ti danno certezza, e il desiderio disperato di vivere, di vivere la vita per tutto quel che vale e che ti può offrire, di seguire quelle persone che bruciano di vita perchè pensi che tu non sai vivere così forte ma stando vicino a loro magari qualche briciola ti arriva e allora può valere la pena. E poi c’è Dean Moriarty, quello che brucia più di tutti, che ti tira fuori dai binari comodi della vita di ogni giorno e vive così forte da impazzire. La strada non è tanto quella con l’asfalto, ma è la vita senza ritegno, senza pudori e pensieri e paure. Dean ti porta su quella strada lì. Io il mio Dean Moriarty non l’ho seguito, per dire. Quindi la conclusione del romanzo mi parla dritto al cuore (fate caso a quanto sono belle qui le allitterazioni): “So in America when the sun goes down and I sit on the old broken-down river pier watching the long, long skies over New Jersey and sense all that raw land that rolls in one unbelievable huge bulge over to the West Coast, and all that road going, and all the people dreaming in the immensity of it, and in Iowa I know by now the children must be crying in the land where they let the children cry, and tonight the stars’ll be out, and don’t you know that God is Pooh Bear? the evening star must be drooping and shedding her sparkler dims on the prairie, which is just before the coming of complete night that blesses the earth, darkens all the rivers, cups the peaks and folds the final shore in, and nobody, nobody knows what’s going to happen to anybody besides the forlorn rags of growing old, I think of Dean Moriarty, I even think of old Dean Moriarty the father we never found, I think of Dean Moriarty“.

4. Avevo detto che il mio secondo amore settembrino era Fenoglio. Avrei tanto voluto parlarvi di Fenoglio, ma poi Baricco mi ha battuta sul tempo e ci sono tante cose che penso di saper fare, ma competere con Baricco quando parla di libri non rientra fra quelle. Quindi di Fenoglio, per adesso, dico solo questo. Una questione privata racconta la storia del partigiano Milton che cerca in tutti i modi di liberare Giorgio, un altro partigiano catturato dai fascisti. Il motivo non è nobile o patriottico: semplicemente, Milton vuole sapere da Giorgio se c’è stata una storia tra lui e Fulvia, di cui Milton era innamorato. La missione di Milton fallisce, e il giovane si convince di avere già, in realtà, la risposta. Sorpreso dai fascisti, Milton si mette a correre a gambe levate per scappare, tra le pallottole che fischiano. Il romanzo finisce così: “Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò”. Non sappiamo neanche se i fascisti alla fine lo beccano o no. Non importa più: non importano i fascisti e non importa la guerra. Importa solo la risposta su Fulvia, e quella Milton nel suo cuore la sa già, quindi il romanzo può anche finire. Devi essere capace, a fare delle cose così.

5. Questo è IL finale definitivo. Non aggiungo niente perchè se no vado avanti per altre mille parole, oppure mi metto a piangere, e in ogni caso sarebbe una scena indegna quindi lascio parlare Lui.

“Gatsby believed in the green light, the orgastic future that year by year recedes before us. It eluded us then, but that’s no matter — tomorrow we will run faster, stretch out our arms farther… And one fine morning —
So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past”.

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