“O Brunilde, io ti adoro”

Avete mai visto quel cartone animato in cui Bugs Bunny e Taddeo, travestiti da Vichinghi, imitano un’opera lirica? Taddeo canta “O Brunilde, io ti adoro” e Bugs Bunny, con attaccate alla testa lunghe trecce bionde che nemmeno Ermengarda, risponde “Sì lo so, perchè son bella”. Quando io e i miei fratelli eravamo piccoli era uno dei nostri tormentoni (insieme a “Sotto il grande castello fiorito/ il maniscalco s’affanna/ forgiando il ferro brunito/ con mani grandi… una spanna”. Quanto mi sono divertita con i miei fratelli).

Diciamo che io ho un’amica, diciamo così, che mi fa venire in mente Brunilde. Crede di essere bella, ma in realtà è un coniglio. Si innamora di uno pseudo-vichingo. E alla fine della storia viene incenerita da un fulmine di Odino (come sottolinea giustamente Bugs Bunny, Che vi aspettavate in un’opera? Il lieto fine?).

Se solo i bambini della mia generazione fossero cresciuti ascoltando le ciniche lezioni di vita dei Looney Tunes invece di lasciarsi irretire dalle stucchevoli false promesse di quel massone di Walt Disney, forse i quasi trentenni di oggi sarebbero più furbi. Forse, davanti ad avventure come quella di Brunilde, esclamerebbero “Questa è una spudorata macchinazione!” come Duffy Duck, invece di sospirare “Com’è romantico!” come la Minou degli Aristogatti. Forse se imparassimo un po’ di cinismo da piccoli, le lezioni che la vita ci impartisce ci farebbero meno male. Invece, almeno parlo per me, quando cammino per la strada io spero di incrociare lo sguardo del principe Filippo, o almeno di quel rimbambito di Eric della Sirenetta, e non mi accorgo che Yosemite Sam mi spara alle calcagna. Detto questo, io che amo ricevere posta e poi non rispondo mai alle lettere, lasciatemi scrivere questo breve messaggio alla mia amica che mi fa venire in mente Brunilde.

Cara Brunilde,

sei una scema. Sei talmente scema che, come dice mio padre, se facessero la gara degli scemi arriveresti seconda, perchè sei troppo scema per arrivare prima. (veramente mio papà usa un’altro epiteto, ma io son pur sempre una signorina).

Ti devo riconoscere però che sei scema con stile, in un modo che fa quasi tenerezza. Perchè tu lo pensi, che tutto questo potrebbe non essere altro che una spudorata macchinazione. Poi però ti fai convincere che ci possa essere un po’ di romanticismo nel mondo.

Io sono più vecchia di te, e da un po’ di tempo ho iniziato a pensare che romanticismo non ce n’è da nessuna parte. Che anche se incroci lo sguardo di Eric della Sirenetta, beh, Eric è un rimbambito. Nemmeno la riconosce quando ce l’ha sotto il naso! Insomma non vale proprio la pena.

Però sai una cosa? Anche se è tanto che non ci vediamo e non ci parliamo, mi manchi tanto. Il tuo modo di essere scema era un modo di vedere il mondo più bello di quello che è in realtà. Vedevi bellezza anche dove non c’era. Mi manca questa cosa, e avrei tanto voluto impararla da te prima che ci perdessimo di vista. Quindi ti dico questo: continua a essere scema, con cautela. Se la bellezza è negli occhi di chi guarda, e se tutti gli occhi del mondo vedessero bellezza come i tuoi, sai che meraviglia.

Ti penso, mi manchi.

Con affetto,

La Penna Blu.

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