Detachment

“How are you to imagine anything if the images are always provided for you?

DOUBLETHINK:

To deliberately believe in lies, while knowing they are false. Examples of this in everyday life: Oh, I need to be pretty to be happy. I need surgery to be pretty. I need to be thin. Famous. Fashionable. Our young men today are being told that women are whores, bitches, things to be screwed, beaten, shit on, and shamed.

This is a marketing holocaust.

24 hours a day, for the rest of our lives, the Powers that Be are hard at work dumbing us to death.

So, to defend ourselves and fight against assimilating this dullness into out thought processes, we must learn to read. To stimulate our own imagination. To cultivate our own consciousness. Our own belief systems.

We all need these skills, to defend, to preserve our own minds”.

E no, non lo cito solo perchè Adrien Brody mi piace da impazzire (anche se sarebbe un ottimo motivo). E nemmeno perchè fa esplicito riferimento a 1984, sul quale ho speso abbastanza parole qui. Anche se devo ammettere che mi ha colpito molto la quantità di citazioni più o meno dirette a 1984 che mi sono trovata davanti agli occhi nelle ultime settimane.

Ma vi dico: se dovete guardare un solo film serio quest’anno, prima di soffocare nell’umorismo sguaiato del cinepanettone di turno, guardate questo. Il film è duro da matti, e sarà che io in questo periodo piango per qualsiasi cosa ma ci sono state scene durante le quali non riuscivo nemmeno a deglutire per il groppo in gola.

Pensate però a due cose: la lettura è presentata qui non come momento di svago, di semplice arricchimento culturale, ma quasi come una vera e propria missione, come una scelta politica, come un atto di resistenza: pienamente in linea con la concezione altrettanto politica che Orwell aveva della narrazione, quindi il suo ideale proseguimento nella mente del destinatario, cioè il lettore. Ed è mille volte più potente (almeno per me, che son pur sempre una femminuccia) a sentirlo uscire dalla bocca di Adrien Brody.

E datemi torto, se avete il coraggio.

E due, per una volta vediamo la realtà di una scuola normale. Una scuola come mille, dove gli insegnanti sono frustrati e gioiscono quasi della morte di un collega; i ragazzi svogliati e forse violenti tolgono spazio ai ragazzi che vogliono imparare qualcosa, o anche solo essere se stessi – che è poi il nodo centrale dell’intera adolescenza; i genitori se ne fregano e disertano gli incontri con gli insegnanti, salvo poi minacciarli se danno una nota al figlio. Dove il suicidio è davvero un atto di disperazione, la suprema richiesta di attenzione, e non il momento di debolezza di un ragazzino ricco che non può fare il corso di teatro. E no, non sono di quelli a cui “L’attimo fuggente” non è piaciuto: amavo quel film e scrivevo le frasi del professor Keating (e di Whitman) sul diario del liceo. Ma diciamoci la verità: non sono un ragazzino bianco e privilegiato che ha la possibilità di andare al collegio prestigioso con i soldi di papà, e poi pretendo anche di lamentarmi. Quasi nessuno di noi lo è. Quindi i film e i telefilm che fanno passare come gravi problemi esistenziali le seghe mentali di una percentuale ridicolmente bassa della popolazione mondiale un po’ mi innervosiscono. E sì, un po’ mi riferisco anche a Gossip Girl. Adesso criticatemi pure.

Poi dopo che mi avete criticata andare a vedere Detachment. E quando avete finito di vedere Detachment, leggete 1984. (Intanto, io sognerò Adrien Brody, stanotte).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...