Mille e una Francia

Ci sono tante versioni (letterarie, per così dire) della Francia. Nella settimana di vacanza che mi sono regalata ne ho lette due, opposte.

La prima è la Francia raffinata, affabile e gastronomicamente eccellente di Peter Mayle.

Peter Mayle è un ex pubblicitario britannico trasferitosi nel sud della Francia una ventina di anni fa per seguire il cuore (e, a quanto pare, lo stomaco). Dopo il successo con libri di viaggio e la cronaca del trasferimento in Provenza insieme alla moglie, Mayle ha raggiunto notorietà mondiale con il romanzo “Un’ottima annata“, da cui è stato tratto l’omonimo film con quel vitellone di Russell Crowe. Che poi se la Francia fosse davvero come la presentano nel film, ci sarebbe da domandarsi come sia possibile che alcune persone ancora vivano in altre parti del mondo.

La Francia di Mayle è raccontata attraverso le lenti rosa dell’innamorato. Se si tiene conto, per di più, che l’autore proviene da un paese dove, per sua stessa ammissione, le papille gustative sono quasi probite per legge e dove piove per circa il 90% dei giorni dell’anno – e che si è trasferito nel regno incontrastato dell’alta cucina, dove leggenda vuole che splenda il sole 320 giorni all’anno, chiaro che la grazia e l’abbandono con cui Mayle parla della sua nuova casa non abbiano niente a che vedere con il tono di vago disprezzo e malcelata lamentela con cui io parlo di Trento. FOssero tutti fortunati così, gli espatriati. I suoi libri sono una lettera d’amore.

French lessons, che con mio sommo dispiacere non è stato tradotto e pubblicato in italiano (forse per l’annosa rivalità che ci oppone ai vicini transalpini, specie se si tratta di palato?), racconta le sagre gastronomiche più bizzarre della Francia. Dalle cosce di rana alle lumache, dal formaggio “Colonnello” Livarot alla sagra del pollo DOC di Bresse, fino alla maratona (rigorosamente in costume e rigorosamente annaffiata di alcool) attraverso i vigneti del Bordeaux e alla benedizione dei tartufi di Richenreches. Tutto narrato con amore (e appetito) sconfinato, e quel pizzico di humor inglese che basta per farti ridere da solo mentre leggi.

Poi diciamo questo: io son giuria corrotta, che in Provenza avrei voluto trasferirmici io, che casa mia profuma di lavanda da duecento metri di distanza per la strada, che le uniche cose che appendo alle pareti sono foto di Nizza e della Festa della Lavanda a Valensole (che quest’anno, per la prima volta, ho visto dal vivo. Se vi capita, non perdetevela). Quindi se critico Mayle, lo faccio solo per invidia. Ma la sua Francia è quella di chi può permettersi di viaggiare in lungo e in largo, da Vittel a Bordeaux a Saint-Tropez, mangiando in ristoranti con stelle Michelin e concedendosi, alla fine di un anno di dura ricerca (fosse così anche la mia, di ricerca, maledetti trafficanti di droga) una settimana di purificazione in una spa di lusso. La Francia snob, che con tutta probabilità il lettore medio (cioè io) non vedrà mai.

La Francia di strada, la Francia di confine, quella verace che inonda le stradine di Marsiglia con i suoi odori aggressivi di cucina di frontiera, l’ho letta ancora una volta nelle parole di Jean-Claude Izzo, “Aglio menta e basilico“. Izzo ama la Francia (Marsiglia, in particolare) di un amore altrettanto travolgente, ma ancora più bruciante: l’amore di chi ama casa sua e la vede fraintesa.

Marsiglia che sta alla frontiera ma non è città di confine, bensì punto di unione tra le sponde del Mediterraneo, Marsiglia che non separa ma accoglie. Marsiglia che mescola odori, sapori e lingue nella sua luce tagliente. Marsiglia, perchè “ieri come oggi, il vero viaggio non può che cominciare qui”.

Non capirete niente di questa città se rimarrete indifferenti alla sua luce. È palpabile, anche nelle ore più roventi. Quando costringe ad abbassare lo sguardo. Marsiglia è città di luce. E di vento. Il famoso mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza via tutto fino al mare. Fino al largo di Pomègues e Ratonneau, le isole del Frioul. Fin dopo Planier, il faro oggi spento trasformato in una scuola di immersioni, che indicava a tutti i marinai del mondo che Marsiglia era a un tiro di schioppo e che le sue donne, puttane o no, avrebbero fatto dimenticare a tutti la passione dei mari e delle isole lontane. Marsiglia, a dire il vero, potete amarla solo così, arrivando dal mare. La mattina presto. All’ora in cui il sole, sorgendo dietro il massiccio di Marseilleveyre, bacia le colline e regala di nuovo un po’ di rosa alle vecchie pietre. Allora vedrete Marsiglia come la scoprì Protis il focese. E che importa se è esagerato dire così! Marsiglia esagera, sempre. È la sua essenza. E niente, nella sua essenza, è cambiato da quel giorno. … Qui in certe ore del giorno ci piace sentirci così: dritti, a metà strada tra la luce e il mare. Un modo per ridirci, e ogni marsigliese ve lo spiegherà, perché siamo di qui e non di un altro posto, perché viviamo qui e non altrove. … È qui che si sente – dico proprio «si sente» – che le due rive si parlano da secoli. Solo quando tutti avranno riconosciuto che Marsiglia è orientale tanto quanto Beirut è latina si dissolverà, per il viaggiatore smarrito, l’apparente disordine urbano di questa città. E monterà in lui, in voi la limpida felicità di essere qui per un giorno, una settimana, oppure un mese. O per sempre, magari. A quel punto scoprirete il mare. E la baia. Immensa, bella. Forse la più bella, dopo il golfo di Napoli. Allora capirete perché Cézanne si è consumato gli occhi a dipingere l’Estaque. Perché Rimbaud è venuto a morire qui, alla fine del viaggio, di ritorno dalla poesia e dagli uomini. Perché, ieri come oggi, il vero viaggio non può che cominciare qui. (J.-C. Izzo, “Aglio menta e basilico”, ed. E/O)

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3 thoughts on “Mille e una Francia

  1. Che piacere leggere questo post! Ho appena terminato la lettura di “Un anno in Provenza”, propedeutico, spero, ad una settimana di vacanza nel Luberon. Amo moltissimo quelle zone della Francia -e non solo- ma non è tutto oro ciò che luccica se no come dici tu sarebbero tutti in coda con la domanda di residenza in mano. In ogni caso resta uno dei posti più rilassanti e pieni di fascino specie se, come Mayle, puoi permetterti il giro delle “sette chiese Michelin”.

  2. fantastico post come sempre! anche noi siamo di ritorno da poco dalla “route de la lavande” dai suoi profumi, colori e paesaggi mozzafiato, dalle stradine incontaminate di color oro, viola e verde….e anche noi stiamo leggendo Mayle! 🙂

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