Il soldatino di stagno

Avete idea di come sia la vita di un soldato? Avete provato? Perchè io la vedo solo lateralmente, ma continua a sembrarmi piuttosto difficile. Ad esempio, ci sono caserme qui nel nord Italia che non hanno carta igienica, nè riscaldamento. Ufficiali e militari di truppa ci vanno ad addestrarsi prima di partire per l’Afghanistan. Se si addestrano in pieno inverno e siamo quasi in montagna, vuol dire che saranno in Afghanistan in estate. Sapete quant’è l’escursione termica tra le nostre montagne in pieno inverno senza riscaldamento, e l’estate sugli altipiani afghani? Una cinquantina di gradi. E vogliamo riparlare della carta igienica? Che grazie a certe scelte di spesa sconsiderate del nostro precedente ministro, il moroso deve portarsi i rotoli da casa. La carta igienica, Ignazio. Prima si compra la carta igienica, poi, se restano i soldi, la macchina. Non te lo ha insegnato la mamma? E’ difficile pulirsi il sedere con una Maserati. Non impossibile. Ma ci si deve già impegnare.

Sapete quando nei telefilm dicono: “Ah, le storie d’amore a distanza, sono troppo difficili, non funzionano mai”. Andate a chiederlo alla fidanzata o alla moglie di un soldato. Che sono costrette a scegliere tra il cuore (mollare il lavoro e seguire il marito accontentandosi di quel che si trova, che di questi tempi è ben misero) e l’ambizione (cioè decidere di fare un lavoro che ti piace, o anche solo un lavoro che ti paga, rinunciando alla vita insieme e alla famiglia, lontano dal tuo soldatino del cuore). Chiedetelo al mio moroso, che è partito tre mesi fa e non si sa quando torna. Chiedetelo alla moglie dell’ultima vittima italiana, trent’anni e un bambino piccolo. Pensate ai mesi che mi aspettano, a leggere lettere dal fronte ed evitare come la peste di guardare il telegiornale. Che siam tutti bravi a sputare sentenze e a fare sarcasmo dal salotto di casa nostra. Siam tutti bravi a sventolare la bandiera per le partite di calcio, e un minuto dopo dimenticarci queste facce.

Ci sono vite che sono mille volte più difficili di questa. Che se fossi nata in Africa morirei di fame, eccetera. Ma prima di iniziare a farmi la paternale, considerate questo: come è stato per voi, madamine che leggete, quando avete incontrato il vostro moroso o il vostro marito? Contro chi avete dovuto combattere per tenervelo vicino?

Perchè io devo combattere contro la Patria, il governo, la NATO. Devo combattere contro i radical chic che adesso va di moda dar contro all’esercito per ragioni intellettuali. Devo combattere contro i politologi da bar sport, contro gli ideologi di collina che son sempre pronti a sputare sentenze perchè il colore della loro bandiera glielo suggerisce.

Quindi la prossima volta che vi mettete a improvvisar comizi contro i soldati senza avere cognizione di causa, fate attenzione che io non senta. Altrimenti vengo lì e vi mordo la faccia.

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2 thoughts on “Il soldatino di stagno

  1. “perché a stare in trincea sono gli uomini normali, non i capi di Stato o i generali” (da una canzone bellissima di Bertoli). E’ molto vero quello che scrivi, soprattutto perché lo vivi in prima persona, e non per sentito dire (ce ne sono tanti, che parlano per sentito dire). Diverso, come dice Bertoli, è il giudizio sui capi di stato e sui generali… saluti

    1. Ti rispondo con le parole del maestro:
      “E’ persuasione ponderata dello scrittore di questo libro che le guerre sono combattute dalla più bella gente che c’è, o diciamo pure soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che sorgono a profittarne. Sono persuaso che tutta la gente che sorge a profittare della guerra e aiuta a provocarla dovrebbe essere fucilata il giorno stesso che incominciano a farlo da rappresentanti accreditati dei leali cittadini che la combatteranno.”
      E. Hemingway, dalla Prefazione di “Addio alle Armi”, 1948

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