Considerazioni sul “mio” Salone

Ci son persone che non perdono occasione per dimostrare di non aver capito (quasi) niente. Ad esempio quelle che non vanno al Salone del Libro perché “che senso ha pagare dieci euro per entrare, praticamente, in una mega libreria in cui nemmeno fanno lo sconto-fiera”. Non mi piace salire in cattedra (ok, un po’ mi piace), ma comunque adesso il senso del Salone ve lo spiego io.

Sono le persone che incontri.

Ad esempio, la mia vicina di banco del liceo: quella che quando hai diciassette anni pensi Saremo amici per sempre, poi ti perdi per strada e poi ti ritrovi quasi dieci anni dopo quando lei ti telefona dal nulla per farti la proposta più figa della storia (leggeresti per noi?). La vita ha un modo strano di farti ritrovare le persone che veramente contano, come se nemmeno una briciola di qualcosa di speciale potesse andare perduta. Così noi ci siamo ritrovate al Salone a parlare dei libri che leggiamo (tanti, troppi) e di quanto è precario il lavoro (non fatemi neanche incominciare), del fatto che poi la precarietà si riflette su tutto il resto – tranne che sul Salone, che è lì da 25 anni e noi due, a parte i primi due o tre che ancora non sapevamo leggere, non ne abbiamo perso nemmeno uno.

Ad esempio il ragazzo un po’ balbuziente che sedeva di fianco a me alla Scuola Holden che, a differenza di me, pare aver messo a frutto gli insegnamenti ricevuti e adesso tutto dove ti giri al Salone vedi lui, o il suo nome scritto da qualche parte, o la copertina dei suoi libri, ed è così bello una volta tanto poter essere contenti per gli altri, contenti che qualcosa sia andato nel verso giusto per chi ti sedeva vicino.

Ad esempio l’amico in carriera che ti dice Ah, ma non pensavo mai più di vederti qui (ma mi conosci? in quale altro posto pensavi di vedermi se non al Salone del LIBRO?).

Ad esempio tu che mi racconti di Alfieri e di quanto era pazzo, che si faceva legare alle sedie, e io Alfieri non l’ho mai letto ma a sentirlo raccontare da te mi vien voglia, anche se tecnicamente il nostro incontro è stato fuori Salone.

Ad esempio tu che mi dici Ti vengo a trovare in Trentino, andiamo a vedere i castelli, i laghi, le nuvole gonfie di pioggia che scivolano giù dalle montagne. Che lo so che non verrai, ma mi fa piacere immaginare la passeggiata che potremmo fare.

Io ti aspetto qui, intanto che aspetto il prossimo Salone.

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4 thoughts on “Considerazioni sul “mio” Salone

  1. quest’anno me lo sono perso…..pigrizia, poco tempo, non lo so perchè…..ma è uno dei posti preferiti….dopo le biblioteche e…..le librerie……! è solo che…..devo sempre iniziare per tempo a mettere da parte i soldini….perchè quando entro li dentro….da persona parsimoniosa….divento l’opposto. Resisto di fronte a una vetrina con bei vestiti, non mi interessano bigiotteria e trucchi….ma…..ai libri non so resistere….

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