Un’altra storia

Vedete, se questa fosse un’altra storia, oppure se fosse solo ambientata in un tempo diverso, forse qualcuno riceverebbe in eredità un vecchio scrittoio. Arriverebbe in un negozio di antiquariato un pomeriggio all’inizio dell’estate quando la luce è gialla e la polvere si vede galleggiare in controluce. Un secrétaire di quelli di una volta, in legno scuro e bucato dalle tarme, con piccoli cassetti gonfiati dal tempo che non scivolano più nelle guide. In uno dei cassetti ci sarebbe un pacchetto, o magari in un doppio fondo, che fa tanto romanzo. Sarebbe un pacchetto di lettere, si capisce, legate magari con un nastro di seta o semplicemente tutte raccolte dentro una busta più grande. Scritte a mano perché sono importanti, troppo sentite per essere filtrate attraverso la tastiera di una macchina da scrivere. Le troverebbe poi il commesso del negozio, spolverando lo scrittoio o magari scartavetrando qua e là prima di dare una nuova mano di flatting. Magari le butterebbe via, senza leggerle che la corrispondenza altrui è privata. Magari le porterebbe al titolare. Magari si siederebbe sui fogli di giornale che ha posato per terra per non macchiare di flatting il pavimento, potrebbe mettersi a leggerle con la schiena appoggiata alla vetrina del negozio. Avrebbe intorno la polvere che galleggia nell’aria gialla e l’odore del legno appena scartavetrato e dell’acquaragia, e leggendole potrebbe scoprire i pezzi di una storia d’amore.

Magari il commesso del negozio di antiquariato, leggendo i nostri nomi, ci sarebbe venuto a cercare. Chissà che cosa avrebbe scoperto. Tu magari avresti usato uno pseudonimo, io solo una lettera, l’iniziale, per firmare. Ma se avesse saputo i nostri nomi, se ci avesse trovati? Non ci avrebbe trovati, si capisce. Saremmo morti, forse da tempo. Morti con il segreto di noi, delle cose che ci eravamo scritti e forse detti quelle volte che, di nascosto, riuscivamo a vederci di persona. Forse sarebbe riuscito a trovare qualcuno che ci conosceva, che persino nella nebbia dell’età avanzata sarebbe riuscito a ricordare di avere in effetti sospettato di noi, del modo in cui ci guardavamo, del modo in cui sorridevamo divertiti da uno scherzo solo nostro. Ma nessuno avrebbe immaginato che davvero. E invece, davvero.

Se questa fosse un’altra storia, magari il commesso del negozio di antiquariato avrebbe rintracciato i nostri nipoti. Il mio sarebbe un ragazzo alto, non credo mi assomiglierà ma avrà preso da me il mio modo di mordersi il labbro inferiore, di diventare malinconico quando cambia la stagione. La tua nipote avrà i tuoi occhi e il tuo modo di parlare provocatorio, di sapere sempre che cosa rispondere. Scriverà con la tua calligrafia ordinata, minuta.

Si sarebbero incontrati al negozio di antiquariato perché il commesso li avrebbe chiamati, al telefono, un pomeriggio d’estate. Mio nipote sarebbe entrato nel negozio pensando che, prima di andare via, si sarebbe fermato al bar di fronte a bere un’acqua e menta. E’ così che succede, no? Ti parlano dei nonni e ti viene voglia di fare le cose che si facevano con loro, bere acqua e menta al pomeriggio quando fa caldo. Tua nipote sarebbe entrata nel negozio bella e calda come certi giorni di settembre. Avrebbe potuto essere semplice così: si sarebbero guardati, le nostre lettere in mano, e niente più acqua e menta, dopo, ma tutte le parole che noi non ci eravamo detti e tutte le carezze che non ci eravamo dati e le sere d’inverno che non avevamo potuto passare insieme. Sarebbe bello se potesse succedere così, se potessero prendersi loro quello che noi non abbiamo avuto. Avrebbero potuto uscire dal negozio insieme, timidamente certo, ma poi mio nipote si sarebbe aggiustato gli occhiali sul naso a un certo punto – dopo un giorno, un mese, certo non avrebbe aspettato tanto come avevamo aspettato noi – e l’avrebbe presa per mano, la tua nipote bella della bellezza fiammeggiante di certi giorni di settembre. Chissà che cosa avrebbero fatto, delle nostre lettere. Forse le avrebbero conservate, forse le avrebbero regalate al commesso del negozio di antiquariato che, una sera al bar, le avrebbe usate per fare colpo su una ragazza del paese e così l’amore che non abbiamo potuto tenere per noi avrebbe finito per spargersi in giro, ovunque. Sarebbe bello, se potesse succedere così. Se la nostra fosse un’altra storia.

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