Raccontatemi una storia

Mi avevano avvertito che mi sarebbe successo con la letteratura accademica: sarebbe arrivato un giorno in cui non sarei più riuscita a leggere un articolo o un libro senza pensare in termini critici a quello che avrei scritto io, a come avrei portato avanti un certo dibattito, a come avrei cercato di smontare la tesi di qualcun altro. Ma io che ho sempre letto tanto e ho sempre letto in modo quasi del tutto acritico non avrei mai pensato che mi sarebbe capitato anche con la narrativa.

La mia professoressa del liceo diceva che bisogna leggere brutti libri per capire quali sono i libri belli, e io un po’ mi giustificavo così: ho letto tanti classici e anche un po’ di narrativa “impegnata”, o impegnativa, ma ho letto anche tanti romanzi mediocri, tante sciocchezze da bancarella e montagne di robaccia, libri a cui coprivo la copertina per non farmi vedere che un po’ mi vergognavo, libri che divoravo con occhi famelici perché come una drogata andavo alla ricerca di un’altra storia, un’altra emozione.

Leggevo nello stesso modo in cui scrivevo, per riempire una insoddisfazione, per consolarmi, per colorare la mia vita che mi sembrava infinitamente grigia e allora cercavo i colori nelle parole degli altri, a volte (presuntuosamente) nelle mie.

Leggevo Tolkien come una ricompensa dopo due ore a studiare i verbi greci, mezz’ora come la pausa merenda e poi di nuovo a studiare. Leggevo Harry Potter fino alle quattro di mattina nei giorni dell’esame di maturità, spingendo gli occhi avanti sempre più velocemente per battere sul tempo l’ansia. Leggevo Patricia Cornwell e Michael Connelly e (mi vengono i brividi ad ammetterlo) Jeffery Deaver – non mi piacevano ma li leggevo perché una volta iniziati ero obbligata ad arrivare alla fine, e miei giorni si riempivano delle vite degli altri. Mi consumavo gli occhi su Jane Austen e le sorelle Bronte, e poi gli autori francesi, e mi struggevo perché un amore così, da feuilleton, sapevo che non lo avrei mai avuto, io che di nascosto ero innamorata di chi non mi voleva. Ero una lettrice bulimica, e mi andava bene così. L’unico scopo della lettura era farmi raccontare una storia.

Adesso questa cosa l’ho un po’ persa. Adesso penso al modo in cui i personaggi sono presentati, al modo in cui interagiscono, all’equilibrio del dialogo. Penso alla coerenza della voce narrante, alle scelte lessicali, alla struttura della trama. Ai tempi verbali. Quando leggo un libro mi domando se potrebbe vendere in Italia, quali sarebbero le difficoltà di traduzione, a quale fascia d’età sarebbe adatto. Mi chiedo se la voce è originale, se l’ambientazione è credibile, se c’è qualcosa in più rispetto alla miriade di altri romanzi che ho letto ultimamente. Diventa un esercizio: per questo sempre più spesso, la sera, mi ritrovo a guardare telefilm invece che aprire un libro.

Mi manca il gusto dei romanzi di Bianca Pitzorno che leggevo da piccola. Mi manca la collana Gaia Junior di Mondadori, in particolare quelli di Philip Pullman e poi Mel, che ho letto così tante volte che la rilegatura si era sfaldata. Mi mancano i romanzi di avventura che leggevo al mare, Zanna Bianca e Capitani Coraggiosi e La Freccia Nera. Mi manca leggere per il gusto di leggere, mi manca avere tra le mani un romanzo che sia in grado di sospendere il resto della mia vita, che mi faccia scivolare di corsa tra tutte le incombenze della giornata solo per arrivare ad averlo finalmente sotto gli occhi, che mi lasci quel peso sul cuore quando lo finisco. Mi manca  un romanzo di quelli che mi devo sforzare di non finirli subito, uno da lasciare sul tavolo e guardare con sospetto perché so che se gli do corda potrei non uscirne viva – almeno non fino a domani.

Consigliatemi un romanzo così. Raccontatemi una storia.

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5 thoughts on “Raccontatemi una storia

  1. Nella letteratura così come nella musica viviamo anni di scarsa creatività, l’imitazione mediocre prevale sul genio. Quando voglio andare sul sicuro rileggo pagine già lette in passato e scritte in un passato ancora più lontano. Qualcosa di buono c’è ancora ma di solito non soddisfa tutte le condizioni che hai posto e a volte per godere di un buon libro un pizzico -ma solo un pizzico- di acriticità aiuta a colmare le lacune.

  2. Credo che in qualsiasi cosa una persona che sappia pensare sviluppi il suo personalissimo senso critico. Penso a un sommelier che s’è abituato tanto e tanto bene a riconoscere e apprezzare un vino pregiato che qualsiasi vino comprato al supermercato gli fa schifo. I sommelier dei libri (e di tutto, in realtà) sono costretti a cercare un po’ di più e più a fondo.
    La tragedia più grande che un lettore può vivere è quella di non poter rileggere per la prima volta.
    Pensa che una volta avevo considerato Fabio Volo come uno scrittore decente, poi mi sono evoluto. Adesso non voglio più rileggere i libri che ho amato per paura che muoia il ricordo che mi hanno lasciato.
    Il Conte di Montecristo e L’insostenibile leggerezza dell’essere li ricordo con particolare piacere, però.

  3. @ Stravagaria, come sempre, grazie 🙂 Bisognerebbe saper recuperare un po’ di sana acriticità, e la voglia di lasciarsi stupire.
    @ Bloggante, da Fabio Volo ci siamo passati in tanti, è una specie di tappa obbligata. Mi piace molto l’immagine del “Sommelier dei libri”… e Il Conte di Montecristo è stato uno dei miei preferiti. Grazie

  4. Io non ho libri da consigliarti, sarebbe molto più semplice il contrario… ma ti posso dire che a me è successo lo stesso con la musica. La ascolto e la suono come tu leggi e scrivi, e negli anni mi è capitato di percepirla diversamente.
    All’inizio era esclusivamente “magia”, non saprei definirla diversamente. Ascoltavo, e mi chiedevo “ma com’è possibile tirar fuori queste cose, questi suoni?”… poi, negli anni, gli stessi pezzi sono diventati “ah, qui c’è un accordo diminuito, qui il chitarrista usa le corde a vuoto…” e ciao magia. La testa interpretava e analizzava invece di godersi l’ascolto.
    Sono due fasi attraverso le quali chiunque faccia attivamente, e non solo fruisca, la cosa che gli piace di più (letteratura-musica-cucina-giardinaggio-allevamento draghi), deve obbligatoriamente passare. Ti cambia la prospettiva, e a conti fatti è un bene. Soprattutto coi draghi :D.
    A me è poi successo, dopo tutta questa trafila, di mettermi ad ascoltare ed apprezzare tantissimo dei dischi che in passato avevo snobbato, perché non ero pronto per capirli, o perché non avevo la sensibilità giusta. Ed ho trovato dei veri tesori.

    Un libro da cosigliarti, alla fine, forse ce l’ho… guardati indietro, e riaprine uno che non hai apprezzato perché “non eri pronta”. Chissà cosa ci potrai trovare…

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