Io resisto

Io ero la ragazzina che alla fine delle vacanze estive tornava a casa con il magone. Non per l’imminente ritorno a scuola: ho sempre amato i primi giorni di scuola, i libri nuovi e le penne nuove e i quaderni bianchi che sembravano contenere la promessa di poter ricominciare da capo ogni volta, di potersi reinventare ogni settembre. Settembre è pieno di promesse. Io piangevo per i miei amici del mare, che non avrei più rivisto fino all’anno successivo.

Sono le persone di cui ci circondiamo, più che le cose che facciamo, a farci sentire vivi. E ogni volta che l’estate finiva mi sembrava che la me stessa più viva morisse un pochettino.

E se mi lasciavo trasportare dal magone alla fine delle vacanze per persone che erano, alla fine, poco più che sconosciuti e che sarebbero tornati alla sicurezza della loro casa e al tepore della routine, immaginate che cosa abita le mie stanze vuote adesso che il moroso se ne va a far la guerra.

Sono sei mesi di lontananza, nemmeno così tanto. Sono sei mesi di vita sospesa in attesa del bip del telefono satellitare, sei mesi di incertezza, sei mesi di pericolo, sei mesi di telegiornali spenti, sei mesi di film che metto da parte per guardarli con lui quando tornerà, sei mesi di posti in cui aspetto ad andare perché so che ci vorrebbe venire anche lui e perché comunque da sola non ha lo stesso gusto.

Poi certo, non è che debba partire anche io con lui, e il fatto che lui parta non mi esenta dalle lezioni all’università, come qualcuno ha sentito il bisogno di ribadire.

Ma allora mi pongo delle domande.

Penso che forse il tipo di carriera su cui mi sono incamminata mi obbliga a compiere scelte per cui non sono pronta. Forse non ho la determinazione giusta. Forse sono fatta in una forma diversa, forse sono un cerchio spinto dentro un buco quadrato.

Penso che se sono le persone di cui ti circondi, più delle cose che fai o dei libri che leggi, a farti sentire vivo, allora io voglio vivere. Voglio tornare a casa dal lavoro, la sera, in una casa piena di roba, con pannolini sporchi da cambiare e figli adolescenti con cui litigare, con pile di mimetiche da lavare e un irritante accento romano quando avrei voglia di sentir parlare piemontese. Non voglio rientrare dal lavoro in una casa vuota, con le pareti ricoperte solo di libri.

I libri non mi hanno insegnato a fare la cosa che dovrò fare tra qualche giorno. Non mi aiutano adesso, anzi mi ostacolano, mi indicano una via diversa. E per la prima volta nella mia vita, invece di lasciarmi prendere per mano, io resisto.

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4 thoughts on “Io resisto

  1. Avevo letto il post in cui ti raccontavi e sapevo che questa scadenza nella tua vita si sarebbe presto affacciata. Nessuna frase banale… I libri ti terranno compagnia nel quotidiano ma dopo questi sei mesi spero nei pannolini. Un abbraccio da lontano ma con grande simpatia umana.

  2. leggere libri è un buon modo per occupare 6 mesi. Leggere libri è quello che ti spinge a farti domande su come affrontare certe situazioni, non è la soluzione, ma è sempre meglio di niente.

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