In trasparenza

Ho un amico che, ogni tanto, mi scrive.

Ci siamo conosciuti in un modo che ricordava un po’ quel vecchio film, Serendipity, dove non si capisce se è tutta una grande coincidenza cosmica o il destino che ne ha architettata una delle sue. A me piace pensare che fosse una via di mezzo.

Ci siamo conosciuti a un corso. Poche ore prima della lezione avevo dato gli ultimi ritocchi a un racconto che avevo scritto (ogni tanto lo faccio, un po’ di nascosto). Quando lui si è presentato dicendomi il nome, ho sobbalzato: era lo stesso nome che avevo dato a uno dei miei personaggi, nel racconto appena finito. “Mi fai leggere qualcosa che hai scritto?” mi ha detto. E allora io gli ho dato quel racconto lì, con il suo omonimo. Non l’ho fatto apposta, gli ho detto, ma il caso a volte fa degli scherzi così belli che è un peccato non dargli corda.

Lui, di ricambio, ha fatto una cosa che occupa una posizione molto alta nella mia lista delle Cose Più Romantiche che Siano Mai State Fatte Per Me. Ha preso quel racconto, e l’ha riscritto, con la sua voce. E così lo ha fatto diventare ancora più bello, perchè adesso è come se fosse doppio: quando ne leggi uno, in trasparenza vedi l’altro.

Adesso il mio amico che scrive sta lavorando a uno spettacolo teatrale dedicato a Cesare Pavese. Ispirata in parte dal suo sforzo e in parte dall’amicizia tra Pavese e Fernanda Pivano, ho iniziato a leggere la raccolta delle lettere di Pavese. Lettere ad Augusto Monti, suo professore al liceo d’Azeglio, che ho frequentato anche io e anche Nanda. Lettere a Nanda, in cui Pavese dipinge la loro amicizia con parole toccanti e poetiche. Poi lettere in cui la sgrida, le dice di studiare, di cambiare atteggiamento e darsi da fare, in cui la sprona ad essere migliore. A volte, la chiama “cattiva”.

E mi fa sorridere perché il mio amico che ogni tanto mi scrive, mi scrive proprio così (è un po’ più simpatico di Pavese, però). Ne leggi uno, e in trasparenza vedi l’altro. Chissà che tra sessant’anni non saremo noi, i Pavese e Pivano di questa generazione.

Cara Fernanda, quando ci si rifiuta di sposarmi, almeno si ha il dovere di risarcirmi facendosi una cultura e imparandola più lunga di me. Non Le capiti come a me che butterò a cinquant’anni le braccia intorno al collo del mio primo amore, e le braccia mi torneranno al petto vuote ed esauste: non aspetti a saper leggere un libro quando sarà vecchia come il bacucco e per sedurre i giovanotti non servirà più a nulla essere una fine intenditrice di poesia. (da una lettera del 25 maggio 1943)

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One thought on “In trasparenza

  1. Te lo auguro di cuore! Sembri davvero una di quelle persone che sanno far fiorire gli incontri e che arricchiscono la propria vita camminando attraverso gli sguardi di altre persone -belle persone- come loro. viviana

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