Errori di grammatica e vicini di casa

Secondo me, scrivere è difficilissimo. A partire dalla forma: ci sono tutte quelle regole da ricordare, prima l’ortografia poi la sintassi, i verbi da coniugare nel modo e tempo corretto, la concordanza tra verbo e soggetto. Poi la punteggiatura, che dovrebbe servire a dare respiro alla pagine, e ritmo: non a far zoppicare le frasi, o estenderle in modo incomprensibile.

Personalmente, io ci metto impegno: prima di pubblicare un post qui su La Penna Blu, lo rileggo almeno due volte per essere sicura che non ci siano errori di battitura (poi mi scappano sempre, ma almeno ci provo). Ad esempio, controllo di non aver scritto pò invece di po’, e di non aver messo accento né apostrofo quando parlo del fiume, il Po. Oppure controllo le acca e gli accenti sui verbi avere ed essere. Per questo motivo quando leggo “pò”, “bene ho male”, “un’amico” o faccende del genere, mi vien male al cuore. Su Facebook posso anche capirlo. Twitter lo uso ancora poco. Ma in un blog, la grammatica è proprio il minimo.

E vogliamo parlare delle citazioni in altre lingue? “Qui prodest” invece della forma corretta “cui prodest”? Vi prego. Non siete obbligati a sapere il latino, ma se non lo sapete, o lo andate a verificare oppure nel dubbio non usatelo.

Scrivere è difficile, oltre che per la forma, anche per i contenuti. Se io, ad esempio, scrivessi un post così: “Ieri notte non sono riuscita ad addormentarmi fino alle due passate perché i vicini del piano di sopra, da gran maleducati quali hanno dimostrato di essere, hanno provocato rumori molesti camminando con scarpe col tacco o zoccoli, sbattendo porte e spostando sedie e altri mobili. Questo capita quasi ogni sera, fino a notte inoltrata, impedendo il riposo notturno dei condomini”.  Ammesso che un lettore arrivi alla fine e non muoia di noia, dirà: mi dispiace per te, ma chi se ne frega?

Altro discorso sarebbe se inserissi un twist, ad esempio una minaccia: “Ieri notte non sono riuscita ad addormentarmi perché quei maleducati dei vicini del piano di sopra hanno fatto rumore fino alle due. Come ogni sera, camminano con scarpe rumorose e sbattono porte o spostano mobili fino a tarda notte. Se stasera capita di nuovo, scendo in cortile e  gli blocco il tasto del campanello con la gomma da masticare. Voglio vedere se la smettono”.

Meglio ancora se i vicini rumorosi non fossero altro che uno spunto narrativo, ad esempio: “Ieri notte non sono riuscita ad addormentarmi prima delle due passate. I vicini del piano di sopra, come ogni sera, si davano alla pazza gioia, neanche fossero una compagnia di flamenco. E poi, porte che sbattono, sedie trascinate a terra. Insomma, la gente vuole anche dormire. Specie se il giorno dopo hai da fare.

Verso l’una e mezza, esasperata, mi sono alzata per cercare un bastone o un manico di scopa con cui battere sul soffitto. Capiranno l’antifona, ho pensato. Mi sono avvicinata alla finestra, ma invece di trovare quello che cercavo ho intravisto un movimento, in cortile. Senza tirare su la saracinesca, per non fare rumore, ho sbirciato fuori.

Il vicino del piano di sotto stava attraversando il giardino con una busta larga, quelle gialle per spedire i documenti, in mano. E’ uscito dal portoncino, è salito su una macchina che lo stava aspettando lì davanti. Dopo pochi minuti, è sceso a mani vuote ed è tornato dentro, mentre l’auto se ne andava silenziosamente.

Dimentica dei rumori da ippodromo del piano di sopra, mi sono appoggiata alla finestra guardandolo rientrare. Che ci fosse del vero nelle congetture di mio fratello? Mio fratello, che aveva notato movimenti simili altre volte, e ce li aveva raccontati, e noi avevamo riso. Che aveva parlato di macchine ferme ad aspettare, il vicino di sotto che usciva a volte per due minuti, altre per un quarto d’ora, mai di più. Auto rubate, aveva detto mio fratello”.

Così sarebbe tutta un’altra cosa. Mi verrebbe voglia di sapere che diamine combina, il vicino losco. E i maleducati del piano di sopra sparirebbero dal racconto, perché hanno assolto la propria funzione. Peccato che la mia vita non sia così: io non ho vicini loschi, solo vicini rumorosi. Che restano.

E se di notte non mi lasciano dormire e di giorno devo studiare, scrivere diventa ancora più difficile, e mi viene voglia di lasciar perdere.


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One thought on “Errori di grammatica e vicini di casa

  1. Concordo su tutto a lettere maiuscole! Ho sempre pensato che saper scrivere così come saper parlare equivalga a saper pensare. Purtroppo viene data sempre minore importanza all’uso corretto dell’italiano e i giovani raramente imparano ad esprimersi e ad amare la propria lingua. Una concordanza sbagliata, un congiuntivo bistrattato sono per il mio orecchio l’equivalente del famoso gesso sulla lavagna che ho sempre ritenuto di gran lunga più innocuo. E la pensavo così già alle elementari!

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