La vita come un romanzo

Ho letto pochissime biografie, nella mia vita. La prima è stata una biografia dell’imperatore Tiberio (perché Tiberio, poi, con tutti gli imperatori che c’erano) che ci era stata assegnata dalla professoressa di lettere del ginnasio. Inutile dire che sono arrivata a stento alla fine, imprecando tra me e maledicendo più volte i Romani e la stirpe intera dei professori (li ho rivalutati, in seguito, i professori. In parte).

La prima biografia che ho letto per intero e che ho amato follemente è stata quella di Hemingway scritta da Fernanda Pivano, ma che ve lo dico a fare? Parlo sempre di Hemingway e Nanda, e poi il mio fidanzato mi dice Meno male che Hemingway è morto, altrimenti mi tradiresti con lui. Come se Hemingway potesse mai dare retta a me, tra tutte le donne del mondo. Ma comunque.

Se doveste leggere una biografia sola, nella vostra vita, io fossi in voi leggerei quella. Non perché è di Hemingway: mi rendo conto che è un personaggio che può piacere o non piacere. Hemingway che faceva la boxe, che era appassionato di corrida e di caccia grossa e di pesca d’altura, che era circondato da donne belle e giovani, che faceva la guerra, che beveva, eccetera. Il macho per eccellenza che si vede nelle solite biografie.

No: leggete questo libro perché lo ha scritto Nanda. Non bisogna mai, mai sottovalutare l’importanza del coinvolgimento emotivo nel raccontare una storia. Quando parli di qualcosa (o qualcuno) che ti appassiona, non c’è niente da fare, si sente. E Nanda è appassionata da Hemingway: dalla sua vita, dal suo lavoro, dal suo modo di sussurrare le parole che sembrava biascicarle.

Il primo incontro, a Cortina

La vita di Hemingway, anche basandosi solo sui nudi fatti (se volete avere un’idea provate a leggere questo bel post), è simile a un romanzo: dalla ferita a Fossalta, non ancora ventenne, all’esperienza in Spagna; i ricordi d’infanzia a fianco del padre medico, le battute di caccia in Africa, e poi Cuba e Parigi, che diventa ancora più grande e bella e luminosa e viva nelle sue parole. E la vita deve essere come un romanzo, se i romanzi devono essere “veri”. La vita è sempre il punto di partenza per la letteratura che vale qualcosa.

Ma nelle parole di Nanda ci sono gli aspetti umani, un po’ nascosti: i brani delle sue lettere, il suo modo di chiamarla “figlia” che mi sembra Springsteen quando dice “little girl” in così tante delle sue canzoni; c’è l’artista tormentato che la chiama nel cuore della notte per farsi raggiungere dall’altra parte dell’Italia per una questione urgente, poi parla d’altro per tutto il giorno e solo al riparo della notte le consegna, a lei per prima, il manoscritto: voglio che sia tu a tradurlo, come a dire Mi fido di te sola.

Soprattutto c’è una irresistibile, immensa passione. Per questo vale la pena leggere questo libro: per il rapporto, professionale e personale, che ne traspare; perché è una meravigliosa dimostrazione del ruolo artistico del traduttore e del critico letterario – non quello che si riempie la bocca di parole difficili, per dimostrare quanto è più colto e più intelligente di te, ma quello che veramente scopre e promuove la letteratura, quella vera, che sa cambiare il mondo una vita alla volta.

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3 thoughts on “La vita come un romanzo

  1. Grazie per la tua mail… Guarderò i link che mi hai mandato con molto piacere!

    In generale non leggo molte biografie ma sono d’accordo con te: la passione del biografo e la capacità di trasmettere un’emozione è fondamentale. Recentemente, poiché vivo con un Apple dipendente, ho letto la biografia ufficiale di Jobs. Al di là degli argomenti, che non sono esattamente nelle mie corde, l’ho trovata impersonale e poco coinvolgente.

    1. Credo che questo sia un po’ il problema delle biografie pubblicate sull’onda del momento, vuoi per l’improvvisa notorietà di un personaggio vuoi (purtroppo molto spesso) per la morte. Spesso si rischia di obbedire a una logica di mercato invece che a un vero interesse, magari anche una passione. E’ un peccato perchè credo che il genere biografico sia affascinante in generale. Grazie a te Viviana!

  2. Le biografie sono un po’ come le foto… si vede se chi le scrive/scatta ha amato o meno il soggetto del ritratto.
    Io questa l’ho letta e sono d’accordo con te. 😀 E’ fenomenale…

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