I talenti di Sir Terry

You owe it to us all to get on with what you’re good at. W. H. Auden

Oggi è la Giornata per la Vita. Il frate cappuccino che di solito celebra la Messa di mezzogiorno, la domenica, nella chiesa vicino a casa qui a Trento, ha parlato – ovviamente – di aborto, di eutanasia, con il solito tono di vago rimprovero che usano certe persone quando parlano di questi argomenti.

Io di queste cose non so parlare, non è il mio posto. Ma adesso vi racconto una cosa che mi ha riempita di tristezza.

Quando ero ragazzina, leggevo moltissimo. (Sì, lo so, non è che sia cambiata granchè). Ma proprio una cosa fuori dal normale. Il meglio del meglio era quando mi ammalavo, per qualche motivo, e non andavo a scuola: avevo un giorno intero per leggere quello che volevo, niente ore in classe, niente compiti. Mio papà ogni tanto mi portava a casa quei numeri speciali di Topolino, spessi di tante pagine, che non finissero subito, ma facilmente capitava che leggessi un libro intero in un giorno solo. Uno di questi libri da un giorno solo, era stato “Il popolo del tappeto”, di Terry Pratchett.

Sir Terry Pratchett

Non ho mai letto tanti romanzi di Terry Pratchett: in biblioteca nel mio paese ne avevano solo alcuni, parte di una serie, ed erano in disordine. Io non sono ordinata, nella vita di tutti i giorni, ma una serie si deve leggere per bene. Comunque l’autore come personaggio mi incuriosiva e spesso mi capitava di leggere articoli o post, o seguire notizie su di lui.

Poi nelle vacanze di Natale ho letto un libro incredibile, intitolato “Good Omens” (Buoni Presagi) scritto da Pratchett e Neil Gaiman, insieme. Ogni libro ha un sapore diverso, e quando hai letto più di un libro dello stesso autore impari a conoscere anche la vibrazione di ogni scrittore. Solitamente è come una scossa elettrica che ti viene quando tocchi la copertina. Anche se il libro non lo hai ancora letto, se sai chi lo ha scritto, a volte basta. E senti quella scossa. Good Omens aveva una buona scossa. Una di quelle che non si trovano sempre. Anzi, quasi mai.

Poi ho scoperto che a fine 2007, all’età di cinquantanove anni, a Terry Pratchett è stata diagnosticata una forma rara di Alzheimer precoce. L’autore ha donato un milione di dollari per la ricerca sull’Alzheimer, dichiarando di aver parlato con almeno tre sopravvissuti al cancro al cervello ma nessuno sopravvissuto all’Alzheimer. Eppure i finanziamenti per la ricerca sull’Alzheimer sono appena il 3% di quelli per il cancro.

L’Alzheimer, per me che di medicina non so nulla, è una delle malattie più crudeli. Per come la vedo io, ti fa perdere te stesso. Se questo è grave e orribile e crudele (che non riesco a pensare a una parola più adatta) già per una persona normale, mi mette ancora più tristezza quando si tratta di uno scrittore. Perché anche se è vero che siamo tutti creatori, perché creati a immagine e somiglianza di un Creatore, come diceva Tolkien, uno scrittore crea un po’ di più: crea mondi, e città, e linguaggi, e modi di pensare, e i suoi personaggi sono come i suoi figli, e in un certo senso quando uno scrittore scompare anche i suoi lettori rimangono un po’ orfani. Terry Pratchett, che è stato nominato Sir Terry Pratchett nel 2009, ha ammesso di non riuscire più nemmeno a scrivere le dediche sui libri che i fans gli portano a firmare. Così, lo scorso anno, ha iniziato una serie di pratiche che potrebbero concludersi con il suicidio assistito presso una clinica svizzera. Ha dichiarato di non voler portare avanti alcuna campagna a favore dell’eutanasia, o di un vago diritto a morire semplicemente perché si è stanchi di vivere. Ma essere mangiati vivi dall’Alzheimer è una cosa diversa, e questo lo capisco.

Non credo che su un tema come l’eutanasia si possa essere del tutto a favore o del tutto contro, tout court, per partito preso. Credo che la vita ci metta davanti una serie di sfumature e variazioni tali che non sempre è possibile decidere in anticipo. E soprattutto, è già tanto difficile decidere per noi stessi, che decidere anche per gli altri è impossibile. Credo che la vita sia un dono di Dio, ma anche la capacità di scegliere ci viene da Lui. Credo che sia nostro dovere sfruttare i talenti che ci vengono concessi, e che in alcuni casi questi talenti ci definiscano. Credo che, se li abbiamo saputi far fruttare, il momento in cui ci vengono tolti sia davvero la fine.

Per questo penso che piangerò un poco, se e quando Sir Terry deciderà di andare a fondo con questa storia del suicidio assistito, ma non mi sentirò di condannarlo. Wystan Hugh Auden, che era un poeta meraviglioso, ha detto “lo devi a tutti noi di continuare a fare ciò in cui sei bravo”, e io credo che Terry Pratchett lo abbia fatto più di tanti altri, e continuerà a farlo finché riuscirà. Credo che questo sia un ottimo modo di celebrare la vita e viverla al massimo, come un vero dono di Dio.

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2 thoughts on “I talenti di Sir Terry

  1. Ci sono malattie che privano della propria identità e credo siano quelle che temiamo tutti maggiormente. Argomento spinoso trattato con rispettosa sensibilità.
    Ps. Ho letto il post sul tuo libro ma non ho trovato altri riferimenti, forse non sono stata abbastanza attenta o forse hai omesso per modestia. Mi piacerebbe sapere di cosa si tratta.

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