La ladra di libri

“The book thief” (che per qualche strana ragione editoriale in Italia è stato tradotto con “La bambina che salvava i libri”, anche se thief vuol dire ladro) è il romanzo che volevo consigliare a qualcuno per la Giornata della Memoria (lo so, arrivo sempre in ritardo. Colpa della pseudorete internet trentina).

Nella Germania nazista imbiancata dalla neve, Liesel deve lasciarsi alle spalle ogni affetto: il padre è da tempo scomparso in un campo di concentramento; la madre, presagendo l’arresto, decide di affidare i figli ad una coppia di genitori adottivi. Ma dalla coppia, Hans e Rosa, Liesel ci arriverà da sola: il fratellino, morto per il freddo e gli stenti, viene seppellito alla spicciolata in un campo innevato. E’ qui che la Morte incontra la ladra di libri per la prima volta: Liesel infatti ruba un libro al guardiano del cimitero, un manuale per becchini. Grazie a quel libro, Hans riuscirà a insegnarle a leggere, nelle lunghe notti in cui Liesel non riesce a dormire perchè tormentata dagli incubi sul fratello e la madre scomparsi.

Hitler e la sua folle ideologia si fanno sempre più strada nella mente e nel cuore degli abitanti della strada di Liesel. Ma Hans non si lascia irretire, e quando viene contattato da Max Vandenburg – figlio di un ebreo che gli aveva salvato la vita, in trincea, tanto tempo fa durante l’altra guerra, quella Grande – non esita nemmeno un secondo, nasconde biglietti del treno e documenti falsi dentro una copia di Mein Kampf e accoglie Max in casa sua, nascondendolo in cantina.

Liesel diventa una lettrice sempre più brava, leggendo a voce alta mentre veglia al fianco di Max quando lui si ammala, e leggendo nelle notti scandite dai bombardamenti in cui nessuno riesce a dormire e tutti gli abitanti del paesino si stringono al riparo nelle poche cantine. Leggere, a volte, salva. Altre volte no, ma rende più leggera l’attesa.

La storia di Liesel, che ruba libri e li legge di nascosto a Max, è raccontata da un narratore eccezionale: la Morte. Ed è bizzarro, specialmente a leggerlo in lingua originale (in inglese la morte è maschio) farsi raccontare la guerra dalle parole della Morte – è incredibile come la Morte, pur con le braccia cariche di vittime di quella follia assurda, possa essere così dolce e compassionevole e calda, e umana.

E’ un libro per ragazzi che si legge con lo stupore e la fascinazione appassionata con cui leggevamo Momo, ad esempio – con la differenza che niente, di quello che accadeva in Momo, era successo davvero.

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