One day, Someday

Un po’ di tempo fa avevo scritto da qualche parte che se doveste scegliere di leggere un libro, uno solo, in tutto l’anno, secondo me potreste scegliere di leggere questo: One Day, di David Nicholls, edito in Italia da Neri Pozza. Andando proprio sul sicuro.

Ho scelto di non vedere il film, perché non tutti i libri sono Harry Potter che funzionano sia sulla pagina sia sullo schermo, e la particolarità di questo libro secondo me è tale che sullo schermo non renderebbe proprio. Lo schermo non è subdolo come la pagina.

Il romanzo racconta la storia di due giovani, Emma e Dexter, diversi che più diversi non si può: lui ricco e bello e con la strada già spianata; lei, non una bellezza, un po’ imbranata, vestita male in segno di protesta contro il sistema, ricca solo di ideali e cause per cui lottare. L’unica cosa che hanno in comune è il giorno in cui si laureano, il 15 luglio 1988, e il fatto che trascorrono quella notte insieme, a chiacchierare. Il mattino dopo si dicono addio.

Ma il libro non finisce. Oh, no. Il libro segue vent’anni della vita di Emma e Dexter raccontando sempre e solo un giorno alla volta: il 15 luglio di ogni anno. E il punto di forza del romanzo è proprio questo perché al di là dell’idea geniale di distillare una vita intera, una intera storia d’amore, in un giorno solo ogni anno, questa scelta narrativa ti costruisce dentro un desiderio quasi feroce di sapere che cosa succede a Emma e Dexter negli altri trecentossessantaquattro giorni, Emma e Dexter che sono innamorati e ci mettono vent’anni per capirlo, che si intrecciano l’uno all’altro e poi si allontanano e non capiscono mai niente. Che amarsi normalmente  è già difficile, ma se non hai le idee chiarissime è ancora peggio. Eppure, un giorno alla volta nel corso di vent’anni, alla fine ci si ritrova. Se solo si ha la pazienza e la forza di non mollare.

Insomma, un libro a caso, giusto per rimanere in tema con il post precedente.

E tanto per rimanere in tema, ascoltatevi anche questa canzone qui sotto. Ho scoperto che uno della Gialappa’s Band, non so quale, è un grande fan di Springsteen. Solo che siccome lui è un Gialappa’s e non un uomo normale qualunque, Springsteen l’ha incontrato, dal vivo. Leggenda vuole che le prime parole che il Gialappa’s ha rivolto al Boss siano state: “Posso chiamarti ‘Dio’?”

Mi rubano sempre le battute più belle.

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