Le colpe dei padri, in Presadiretta

Il mio paese è più bello di così, come l’ha fatto vedere Rai Tre. (Povera Rai Tre, non è colpa sua. Loro hanno fatto bene. E’ che io avrei voluto che il mio paese diventasse famoso per qualcosa di diverso. Che so, un bel romanzo).

Voi che ci vivete, scrivetemelo qui sotto quanto è bello. Voi che non lo conoscete, scrivetemi quanto è bello il vostro.  (Dai, non vi chiedo mai niente). Scrivetemi se qualcuno lo rovina come hanno cercato di rovinarlo a noi. Non serve a niente, ma almeno lo sappiamo. Lo diciamo a voce alta. E ci riprendiamo la bellezza che qualche delinquente ci vuole togliere. La bellezza, è importante la bellezza, diceva Peppino.

Volete sapere quanto è bello il mio paese? E’ bello così: che al giovedì e al sabato, quando c’è il mercato, il pollivendolo mi saluta e mi dice Ciao, gioia, che a Trento non me lo dice nessuno, e il fruttivendolo mi chiede quand’è che mi sposo, che in Trentino non interessa a nessuno.

Il mio paese è bello così: che i libri della biblioteca da piccola li leggevo talmente in fretta che li prendevo in prestito alle tre quando apriva e li restituivo alle sei quando chiudeva, lo stesso giorno – anche più di una volta al giorno, tanto che il bibliotecario esasperato una volta mi aveva mandata via. E’ bello il mio paese quando c’è la processione del Corpus Domini, quando si spargono i petali di rosa per terra lungo tutto il percorso, e siccome è già bella stagione l’odore dei fiori si mescola all’odore delle costine che arrostiscono sulla brace. Il mio paese è bello quando c’è la festa patronale, che da ragazzini per noi era l’unica scusa per uscire la sera, e poi alla festa non ci stavamo mai perchè suonavano solo il liscio.

Se solo voi poteste sapere quanto è bello il mio paese il quindici di agosto, ferragosto che tutti vanno al mare – ma nel mio paese no, si va alla festa della Madonnina, che si chiama Madonna delle Grazie ma noi che siamo amici le abbiamo dato il soprannome, e lei lo accetta con la solita espressione modesta e il capo inclinato, sotto il velo. I giorni di festa nel mio paese, è talmente festa che si vede anche nel modo in cui la luce del sole batte sulle strade. C’è la processione con la banda – ma voi lo sapete quanto sono belle le bande di paese? Vestiti tutti uguali camicia bianca e pantaloni grigi, e camminano tutti a tempo e mentre camminano suonano che sembrano i bersaglieri, solo che non hanno le piume e sono amici nostri. Io, per dire, non ce l’ho un amico bersagliere. Ma un amico nella banda, sì.

Era bello persino quando si faceva la festa dei coscritti, che io ho odiato con intensa passione alla vigilia dei miei diciotto anni, che ci costringevano ad andare di casa in casa a portare i sonetti (Salve signora, siamo i coscritti – e lì riconoscevi subito chi era del paese e chi ci era arrivato da poco: i secondi nemmeno aprivano la porta, i primi avevano fatto la spesa apposta la settimana prima e non vedevano l’ora di invitarci a entrare per darci i torcetti e l’acqua brillante) e ci facevamo certe figuracce che non vi posso raccontare perché mi vergogno ancora quasi dieci anni dopo.

Se solo voi sapeste che belle cose che facciamo nel mio paese, facciamo la raccolta della carta e del ferro con i trattori che passano per le vie, e i tamagnun attaccati dietro (che non li puoi chiamare con un altro nome, se lo dici in italiano “rimorchi” significa una cosa diversa) carichi di giornali vecchi e reti da letto sfondate e biciclette rotte e libri che nessuno ha mai letto e seduti sopra, i ragazzini e a volte un genitore. Certo, il mio paese era più bello quando ci abitava Michele, ma adesso Michele abita in cielo e noi mica possiamo stare con le mani in mano, allora raccogliamo la carta e il ferro lo stesso, e poi li vendiamo e i soldi li mandiamo in posti dove magari ne hanno bisogno, che uno come Michele lì da loro non c’era. E seduti sui tamagnun facciamo finta che lui abiti ancora qui e pensiamo Come è bello, il nostro paese, quando ci passi seduto sul tamagnun.

Il mio paese è bello così: che quando abbiamo preso la patente, siamo andati a festeggiare mangiando il gelato seduti su una coperta in mezzo ai campi – era quasi estate – e guardando il sole che tramontava laggiù in fondo, alla fine della campagna così piatta che persino il respiro sembra rotolare fino in fondo, dove ci sono le montagne azzurre e grigie. Belle le montagne, a distanza di sicurezza. C’era un albero di ciliegio in mezzo, uno solo, e c’è ancora: l’ho visto l’altra sera, tutto spoglio e solitario e coperto di brina, mentre le luci dell’aeroporto facevano scintillare la foschia.

Per dire, il mio paese è più bello di certi sindaci e certi assessori e certi sputasentenze e certi grassoni che ci abitano e lo macchiano e lo rovinano per becero interesse personale. E’ più bello delle cariche, e dei vestiti particolari che sono come una divisa e ti fanno sentire protetto (ma il cerchio si stringe. Oh, se si stringe).

Il mio paese è più bello di così. Di certe persone, tipo l’Uomo Che Non Si è Mai Lavato o la Ranocchia Dalle Guance Cadenti, mi vergognavo già prima. Di altre ho imparato col tempo a vergognarmi. Altre mi fanno pena, perché sono forse solo ignoranti, o stupide, o disattente o opportuniste, e comunque piccole così. Altre mi fanno pena e basta, perché tutti i giorni devono andare dal panettiere, per dire, e sorbirsi la cattiveria della gente che sapeva tutto ma è sempre stata zitta – fino ad adesso, che parlare fa comodo. Forse sono le colpe dei padri che ricadono sui figli, come dice la Bibbia e dicevano secondo me già anche i greci, che la sapevano lunga. Forse i figli sono colpevoli pure loro, di colpe diverse. Quello che ho imparato stasera guardando la tv (strano, ma dalla tv si impara ancora qualcosa, a volte) è che l’ignoranza e la disattenzione non si possono mai scusare: specie se quella ignoranza e quella disattenzione danno spazio al manipolo di furfanti che vuole far dimenticare quanto è bello il mio paese.

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14 thoughts on “Le colpe dei padri, in Presadiretta

  1. Il nostro paese è bello anche quando ritorni, dopo tanto tempo lontana, e ti senti sempre a casa,
    quando attendi la fiera perchè magari trovi qualcuno che non vedi da tanto tempo
    quando vedi che, nonostante gli imbrogli e le superficialità, ci sono persone che hanno il coraggio di scendere in piazza e dare un segnale di speranza nel cambiamento,
    Però non basta… può essere ancora più bello di così!
    Ce la faremo!

  2. Grazie Michela per avermi ricordato quanto è bello il mio paese…io qui ci sono nata e cresciuta….non me ne andrei per nulla al mondo….ci sono cresciuta guardando dalla finestra i prati immensi , tutti verdi…, o dorati di grano dove ora invece ci sono le “rotonde”, la piazza del mercato, il supermercato Pam…, mi ricordo le sfilate dei carri allegorici…e noi bambini tutti insieme sul carro con il “Maestro”, perchè se sei cresciuto qui hai conosciuto sicuramente il Maestro Battistino…, se prendi la bici e hai voglia di pedalare un po’….nei prati ci arrivi ancora….e non ci metti molto….e quando passeggio con il mio cane ….vado a cercare la “Funtana d’Fasin” , dove mio nonno mi portava sempre a bere l’acqua fresca che sgorgava dal terreno…..Mio nonno, ecco , io un bersagliere di Leinì l’ho conosciuto. Il mio fantastico Nonno….che quando ero piccola guidava il pullman….e a quei tempi il pullman…faceva sosta in piazza….che non era tutta pedonale come ora….., il pullman grande e grosso (la bisarca…si chiamava) ..passava tutto in centro al mio paese… a pensarci bene non so come facesse…ora mi sembra impossibile far passare anche una macchina……..

  3. E il nostro paese è bello perchè ci siamo nati e cresciuti e qualcuno ancora ci vive, e spera di viverci per sempre, di farlo rifiorire e renderlo ancora più bello di quello che già è, anche se a volte ce lo dimentichiamo. il nostro paese è bellissimo, anche se la grande città concede divertimenti e opportunità che il paese non dà, ma chiunque dalla grande città venga nel nostro paese, dice che in città non ci tornerebbe mai. Perchè nei negozi la gente ti conosce e ti saluta, e perchè per strada i vecchietti ti fermano per raccontarti qualche problema o semplicemente vogliono sapere come stai. È bello soprattutto perchè se ti senti solo basta uscire di casa e fare due passi… e qualcuno che conosci e con cui scambiare quattro chiacchiere lo trovi sempre.

  4. Il tuo articolo è bellissimo. Davvero. Purtroppo però il mio (e tuo) paese è ANCHE così, come ce l’hanno descritto in TV. Il nostro paese, da un po’ di anni, non è più alcune di quelle belle cose che tu hai descritto. Stravolto da gente ignobile, per avidità di denaro e di potere. Gente con la vista corta, che non sa che queste cose, presto o tardi, chiedono il conto. Il nostro paese siamo noi, che non ci siamo mai arresi. Ora che succede? Indietro non si torna, certo, ma almeno un po’ di umanità e di dignità riusciremo a recuperarle?
    ciao

  5. @ Isa: che meraviglia la fiera, come ho fatto a non pensarci!
    @ Franci: è vero, la città non è della misura giusta per qualcuno. E pensare che alle medie non vedevamo l’ora di andarcene.
    Di entrambe mi è piaciuto tanto il riferimento all’impegno e alla speranza, e come ha detto Donatella, vale la pena, e certo che ce la faremo. Grazie grazie grazie.
    @ Barbara, come dimenticarsi del Maestro Battistino! Anche lui è stato ‘ospite’ qui: https://lapennablu.wordpress.com/2011/05/10/viva-le-penne-nere/
    @ Davide: hai ragione. Ma le belle cose secondo me ce le dobbiamo ricordare bene lo stesso, perché lottiamo per difenderle, non per il gusto della lotta e basta.
    Un grazie grande così a tutti. Mi avete proprio commossa.

  6. Il Vostro paese è straordinario, molto spesso è perfetto per voi come per nessun altro. Io vengo dalla grande città e ci vivo bene, non la scambierei mai, ci sono nato…….. però spesso guardo voi, mi colpisce la vostra familiarità, il salutarvi gli uni con gli altri per la strada…… ogni 5 minuti! No per me è davvero troppo non riuscirei a sopravvivere, però più vi guardo e più mi convinco che è esattamente così che ognuno dovrebbe voler bene al proprio Paese, si quello con la P maiuscola, quello che è anche mio, quello che è di tutti.

  7. Dire che Leinì era un paese bellissimo è una parolona…quando sono arrivato nel 1979 era un gruppo di cascine con più mosche che abitanti, la piazza piena di auto e autobus con macchie di olio e gasolio su tutta la superficie…ora è un paese con ancora qualche problematica ma vivibile…dove puoi anche portare un amico in piazza a prendere l’aperitivo…senza offesa per nessuno, credo che qualcuno confonda il bel paese di un tempo, con odi e rancori politici attuali !

  8. @ Wolfedin: se riuscissimo a proiettare sul Paese il bene che vogliamo al paese, la maggior parte dei nostri problemi sarebbe risolta! Ma noi non perdiamo la speranza.
    @ Michele: Odio e rancore sono due parole – e due sentimenti – che proprio non mi appartengono. Ti spiego perché: quando dico che Leinì è un paese bellissimo (dico è, non era, perché per me lo è sempre e perché non ho ancora l’età per rimpiangere i vecchi tempi) non faccio riferimento alle strade o alle case o alle cascine (ovvio che in campagna ci sono le cascine). Mi riferisco sempre alle persone, alla comunità, alle cose che le persone fanno: le persone che incontro al mercato, le persone che hanno fatto la festa dei coscritti con me, le persone che fanno la raccolta carta, le persone che suonano nella banda e anche le mille altre che non ho citato ma che si impegnano per rendere questo paese una comunità. Per questo non c’è spazio per odii e rancori: perché sono contrari all’idea stessa di comunità. Almeno per me.

  9. Bellissimo questo articolo! Anche io ricordo i prati dove ora ci sono le rotonde e le case (“case su case”, diceva una famosa canzone) ma da casa mia i prati li vedo ancora e quando esco incontro sempre qualcuno che conosco e con cui scambiare due parole. Vuol dire che è rimasto qualcosa da difendere e da condividere con chi questo paese, come me, ce l’ha nel cuore !

  10. Mi è venuta una splendida idea: quella di proporre l’esercizio che ci hai chiesto, FANTASTICO, di raccontare “Il mio paese è più bello di così, come l’ha fatto vedere Rai Tre” coinvolgendo i giovani. Posso rubarti l’idea (riconoscendoti i diritti d’autore ovviamente :-P) e proporla come attività nel Comitato NO A TUTTE LE MAFIE? A presto, Donatella.

  11. TONI ha scritto: “purtroppo si è perso il senso della comunità. In passato i paesi per difendersi dovevano “fare comunità”, cioè porsi “come un sol uomo di fronte al nemico” e la cosa a volte funzionava, sia per fronteggiare l’invasore che per contrastare il prepotente signorotto locale.
    Nel medioevo la comunità leinicese si distinse in battaglia contro gli Acaia, specialmente le donne, che ebbero in dono, come riconoscimento, un prato tutto per loro (‘l prà dle fomne), oppure contro i signori di Leinì dai quali ottennero gli “Statuti” e i “Bandi campestri” che non erano altro che regole per la civile convivenza (diritti – doveri) alle quali tutti si attenevano.
    Dalla comunità siamo passati all’individualismo e il comico (o drammatico) è che è stata la comunità a promuovere l’individualismo, a premiare il furbo e a votare il potente perché avrebbe fatto diventare furbi e potenti anche noi. Pia illusione che nel medioevo non avevano.
    Dovremo ricostruire la comunità per conquistare il diritto ad avere un prato tutto nostro”.
    Ho pensato di condividere il suo commento con voi perché credo abbia centrato il punto chiave della discussione: il senso di comunità. Grazie Toni.

  12. Il sabato mattina, ovunque io sia, spesso mi prende la nostalgia e penso che se fossi a Leinì andrei al mercato con Francesca, ma prima a prendere il marocchino alla nocciola “da Tiziana”.
    Ma giammai tornerei a viverci!

    Nessuno a Trento ti chiede quando ti sposi perché, ancora, nessuno ti conosce; ma nel giro di pochi mesi vedrai sempre le stesse facce 😉

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