I luoghi che vorrei

A quanto pare adesso che si avvicinano le vacanze di Natale ho del tempo da perdere, e quindi pensavo: quanto sarebbe bello se alcuni dei posti inventati di cui leggiamo nei libri esistessero veramente? Ve lo dico io: bellissimo. Sarebbe bellissimo.

Tuttavia non credo sarebbe possibile farli esistere tutti quanti, dalla terra dell’eterna giovinezza di Tir Na nOg fino a, che ne so, il Mondo Disco di Terry Pratchett, o il Nessundove di Neil Gaiman (che peraltro hanno scritto un libro insieme, l’ho scoperto da poco e non vedo l’ora di leggerlo). Avete idea di che casino sarebbe la cartina? Una roba così.

Allora ho pensato, bisogna fare una scelta. Questa è la mia selezione (non è una classifica, non ce l’avrei mai fatta, già è stato difficilissimo limitare la scelta a questi otto) ma non c’è regalo di Natale più gradito che qualche suggerimento da parte di voi due o tre, fidati lettori. Ci conto.

  1. La Contea. La genialità di Tolkien nel creare la terra degli Hobbit non è stata, secondo me, nella capacità di ricreare la bellezza semplice e fiabesca della campagna inglese, con i suoi ritmi agricoli e gli abitanti di buon cuore ma insospettabilmente eroici. Il fatto è che tutti, nella Contea, si sentono a casa. E il cuore ti sanguina quando vai via con Frodo, con il dubbio di non vederla mai più. Che tu sia cresciuto in campagna (come me) o in città, la Contea ha la dimensione e il sapore di casa, comunque. Tutti dovrebbero potersi sentire a casa, o avere una casa da difendere e per cui combattere. Anche se poi te ne vai.

  2. Hogwarts. Andiamo, ammettetelo. Persino studiare i verbi greci sarebbe appassionante, se solo la scuola fosse Hogwarts. Con le scale che cambiano, e i fantasmi e gli elfi domestici e i mostri nei muri. Ah, che gioia. Vado a mettermi la sciarpa di Grifondoro che qualcuno mi aveva regalato per un Natale di mille anni fa.

  3. La villa di Gatsby. Come faccio a spiegarvela, questa? Non è favolosa e magica come gli altri posti. Ma c’è la luce verde dall’altra parte del molo, che racchiude tutti i desideri e gli sforzi di una vita. Un uomo che guardando la luce verde costruisce un mondo di feste sfrenate per riconquistare la donna che ha amato e ha perso. La luce verde è tutti i sogni che abbiamo avuto nella vita, le illusioni, le speranze di migliorarci e di diventare persone più degne. La luce verde è lo sprone ad andare avanti anche quando tutto sembra perso e lo sforzo sembra inutile, è il motivo per cui “continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”.

  4. Considerando il calendario, la terra del Natale del film “A Nightmare before Christmas”. Ci sono tante cose che mi piacciono di questo film, ad esempio la colonna sonora. La meraviglia di Jack, che non sa assolutamente che cosa sia il Natale (tanto da chiamare il caro vecchietto barbuto “Babbo Nachele”, gioco di parole tra Santa Claus e Santa Claws, che in inglese vuol dire appunto ‘chele’). Ma soprattutto il percorso di crescita interiore che fa Jack: il film inizia e Jack è scontento di sé, vuole cambiare. Scopre il Natale con le sue risate e le sue luci (invece dei teschi e delle urla di terrore del mondo di Halloween) e vuole portarlo nel proprio regno. Fallisce, e va incontro a una lunga serie di peripezie. Ma alla fine arriva ad accettarsi, ad amarsi per quello che è, anche se è uno scheletro spaventoso. Credo sia un messaggio da non sottovalutare, specie in una generazione come la mia indottrinata da Grease, il cui messaggio era che devi cambiare completamente, diventare una persona che non sei, e iniziare a fumare, per farti notare dal ragazzo che ti piace. Il passaggio attraverso il mondo del Natale è la chiave per la crescita di Jack e per la sua auto-accettazione. Vorrei che un posto così esistesse anche per noi.

    Poi, ovviamente, vorrei che fosse sempre Natale.

Ne ho altri, ma ve li dico la prossima volta. E dimenticavo: buon Natale a tutti.

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