Se il pericolo fosse il mio mestiere…

Il primo libro che ho letto nella mia vita (intendo letto dall’inizio alla fine, tutto per conto mio) è stato in seconda elementare, e si intitolava Streghetta mia. Raccontava la storia di un disgustoso giovincello di nome Asdrubale Tirinnanzi che, per poter sfruttare l’eredità lasciatagli dallo zio, deve trovarsi per moglie nientemeno che una strega. Per la prima volta ho sperimentato quel formicolio alla base dello stomaco che i lettori appassionati conoscono bene, quell’elettricità  nella punta delle dita che ti spinge a voltare pagina ancora e ancora, molto dopo l’ora di andare a dormire. L’autrice è l’inimitabile Bianca Pitzorno, la ragione per cui ho iniziato a scrivere. La sua voce, o almeno quella che traspare dalle righe dei suoi libri, mi ricorda tanto la voce della mia maestra delle elementari che leggeva per noi a voce alta durante l’intervallo, e ci raccontava storie quando rientravamo dalla mensa.

Un anno dopo, per la mia prima comunione, un’amica di mia mamma mi ha fatto un regalo che (povera lei, forse non immaginava) avrebbe cambiato la mia vita per sempre: mi ha regalato una pila alta così (non si vede ma sto tenendo le mani a considerevole distanza l’una dall’altra) di libri della collana Gaia Junior, che la Mondadori con mio sommo rincrescimento non pubblica più. Nella pila alta così figuravano anche tre titoli di Bianca Pitzorno: Speciale Violante, le cui protagoniste Barbara, Vittoria e Valentina sono state amiche fedeli e ancora oggi tornano a trovarmi mascherate da personaggi dei miei patetici tentativi di emulare lo spessore narrativo di Bianca; Principessa Laurentina, difficile e doloroso come l’adolescenza e primo incontro con i finali che lasciano spazio a interpretazioni contrastanti (e tu che credevi di essere speciale, Donnie Darko!); e per finire, Sulle tracce del tesoro scomparso, che per un lungo periodo mi ha fatto dubitare se intraprendere una carriera nell’archeologia invece che in ambito letterario. (Come sia finita a studiare la criminalità organizzata nei contesti post bellici, giuro, ogni tanto mi sfugge. Ero una bambina così spensierata). E da dove viene questa strana ossessione delle donne di lettere per l’archeologia? Bianca Pitzorno è stata archeologa prima che scrittrice, Agatha Christie considerava l’archeologia il  suo vizio segreto.

Se avete dieci minuti di tempo e volete farvi un regalo – diciamo, avete voglia di qualcosa di buono che invece di far ingrassare o far venire le carie ai denti vi fa bene – leggete questo post in cui Bianca Pitzorno racconta la sua ‘prima volta’ da scrittrice. Scrivere è pericoloso, dice lei, ma se nessuno accettasse il brivido del pericolo non ci sarebbero pile alte così di libri pronte a cambiare tante altre vite come hanno cambiato la mia.

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