Christa, Cassandra e le altre

La mia nuova città mi ha fatto un altro regalo, qualche settimana fa. Qui c’è un mercato delle pulci il sabato mattina. Tanti banchi pieni di cianfrusaglie, tanti vecchi vestiti, piatti scompagnati, monili, attrezzi militari. E libri.

Non è facile trovare qualcosa di veramente interessante, tra gli scatoloni di libri ammucchiati nei mercatini delle pulci. Ma, come dicevo, Trento mi ha fatto un regalo: ho trovato una vecchia edizione di Cassandra, della scrittrice tedesca Christa Wolf.

Non sono mai stata una grande amante della letteratura tedesca. Ma della letteratura classica sì. E la figura di Cassandra è una delle più affascinanti nell’intera mitologia greca. Figlia di Priamo re di Troia, Cassandra riceve il dono della profezia dal dio Apollo come pegno d’amore. Ma poi, sul più bello, rifiuta di concedersi al dio che, per vendetta, le sputa nella bocca condannandola ad essere sempre inascoltata. Quando Troia viene conquistata dagli Achei, viene rapita da Aiace d’Oileo, e alla morte di quest’ultimo diventa ostaggio di Agamennone, con il quale arriverà fino a Micene, dritta dritta nelle braccia assassine di Clitemnestra.

Ma non è questa la ragione per cui ho comprato il libro.

Una delle persone che mi hanno influenzata maggiormente è stata la mia insegnante del liceo che chiamavamo Gigi. (Sì, era una donna e sì, le avevamo dato un nome da uomo. E non era nemmeno il soprannome più bizzarro che abbiamo usato, al liceo). Una delle sue idee più brillanti era stata quella di istituire una biblioteca di classe, un vecchio armadio che abbiamo poco per volta riempito di libri. Uno di quelli che aveva portato lei era Cassandra. Rimpiangevo di non averne mai comprato una copia da conservare, pensavo sempre che avrei dovuto farlo, per conservare un ricordo tangibile di Gigi. I ricordi di lei che ho dentro non si cancellano, ma nemmeno si vedono a occhio nudo.

E oggi Christa Wolf è morta a Berlino, e i nostri giornali quasi non ne hanno parlato, e un altro pezzo della mia adolescenza si è spento in sordina.

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