Il sapore della vittoria

Chi aveva detto che “Aprile è il più crudele dei mesi” (è stato lui quando scriveva questo) ovviamente non era mai arrivato a novembre. Novembre è il più crudele dei mesi. Fa già freddo e non è ancora Natale quindi non ti puoi nemmeno consolare con le belle luci e le canzoncine.

Novembre, per certi scoppiati come me, è anche il National Novel Writing Month, NaNoWriMo per gli amici. Il NaNoWriMo è una idea nata dalla folle mente di un certo Chris Baty, statunitense. Si tratta di una sfida con se stessi, per arrivare a scrivere un romanzo di cinquantamila parole in un mese – novembre. Le specifiche le trovate qui. La genialata sta in questo: che la maggior parte delle persone che vorrebbero scrivere trova sempre scuse per non farlo (leggi: la sottoscritta). Il fatto di avere una deadline e un periodo di tempo così limitato per tirare fuori tutte quelle parole, contrariamente alle previsioni, funziona davvero. Ed è sempre meglio avere una pessima prima bozza da revisionare fino a impazzire (o nel mio caso, riscrivere da capo) piuttosto che un foglio eternamente bianco che un giorno, nel futuro indeterminato, potrebbe anche riempirsi da solo con il romanzo del secolo. Così, visto che il dottorato non era abbastanza stancante per il mio povero cervellino affaticato, ho pensato di movimentare un po’ questo mese di novembre partecipando al NaNoWriMo.

Ho detto partecipando? Oh no, scusate. Volevo dire VINCENDO. Con un giorno di anticipo. HA!

Ho passato ogni sera di questo mese davanti al pc (di giorno dovevo studiare) quindi non chiedetemi se ho visto Fiorello, Crozza, se la Grecia davvero uscirà dall’euro, se mi sono accorta che nel frattempo è cambiato il governo. Io non ne so niente: stavo scrivendo un romanzo. Stavo vivendo un romanzo.

Ho passato ogni sera di questo mese davanti al pc maledicendo me stessa per la mia sconsideratezza, maledicendo i miei personaggi perchè erano stupidi e dicevano cose ancora più stupide (avete idea di quanto è difficile, scrivendo, trovare il giusto equilibrio tra azione e dialogo? Indescrivibilmente difficile), maledicendo la rai che per una volta che io sono impegnata passa un bel film, sentendomi in colpa perchè trascuravo il fidanzato, gli amici, le necessità fisiologiche tipo mangiare e dormire, le più basilari buone pratiche casalinghe tipo pulire la cucina o tirare su la fodera del divano, addormentandomi una sera si e una sera no con la fronte appoggiata sulla tastiera, pregando che novembre finisse in fretta, pregando di svegliarmi domani che fosse già l’otto dicembre (non ha mai funzionato, ogni mattina mi svegliavo ed era novembre, o meglio: era il giorno della marmotta e io ero Bill Murray).

Adesso che domani è davvero dicembre e sono arrivata alla fine di questa pazzia, ho pensato che mi mancherà. Non la pazzia in sè, ma lo scrivere. Mi mancheranno i miei personaggi e il mondo in cui vivono – ci sarebbe così tanto lavoro ancora da fare. E se mi conosco almeno un po’ (e tengo conto realisticamente della quantità di lavoro che avrò nei prossimi mesi) dubito che riuscirò a riprendere in mano questo progetto, almeno non con la costanza e assiduità che ho avuto in questo mese. E l’altra cosa che mi mancherà è proprio questa: la routine, l’abitudine di scrivere sempre, duemila parole tutte le sere. Così ho pensato che questo sarà il mio proposito per il nuovo anno e la mia ancora per non naufragare nel mare magnum di un dottorato di ricerca: scrivere sempre, scrivere d’abitudine, scrivere perché parlandoci chiaro, questo è quello che davvero voglio fare. Anche se è solo per me e non lo vedrà mai nessuno (come capiterà per le cinquantamila parole di quest’anno). Non c’è nulla al mondo di paragonabile a quella sensazione, quando ti sembra di non riuscire a scrivere abbastanza veloce per riuscire a catturare tutto.

Dovrei cercare di ricordarmelo, la prossima volta che mi sento male con me stessa, che non ho fiducia, che mi viene voglia di buttare via tutto quanto.

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