L’inverno sta arrivando

Non intendo in senso meteorologico. O meglio: l’inverno sta arrivando qui sui monti di Trento, stanotte per la prima volta quest’anno la temperatura è scesa sotto zero. Ma quello che volevo fare era citare il motto di casa Stark.

Come accennavo, quest’estate mi sono imbarcata in un’impresa che potrebbe rivelarsi più grande di me: ho iniziato a leggere Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, di George R.R. Martin.

Immaginate una miscela de Il Signore degli Anelli, la Storia di Roma di Tito Livio, alcuni passi particolarmente violenti dell’Iliade, intrighi di palazzo da far impallidire la nostra attuale classe politica, e un sacco di donne nude e teste mozzate. (A pensarci bene, anche gli ultimi due elementi non sono poi del tutto estranei alla nostra attuale classe politica). Questo è quello che sto leggendo. E contrariamente ad ogni aspettativa, e all’impressione che ho ricavato dalle prime tre o quattrocento – lentissime – pagine, mi sto appassionando. Da morire.

Venerdì scorso è approdata anche in Italia la serie “Game of Thrones“, ispirata al primo volume della saga. La rispondenza della serie ai romanzi è impressionante (peraltro, la serie è sceneggiata dal meraviglioso e talentuoso David Benioff, autore de La Venticinquesima ora che se non l’avete visto, correte a noleggiarlo). A onor del vero, se non fosse stato per la serie non sarei arrivata alla fine del primo volume, che ho trovato terribilmente lento. Ma diventa un vortice, e ben presto anche io sono stata trascinata nelle lotte intestine per la conquista del Trono di Spade di Westeros.

La cosa migliore della serie è Sean Bean. Perfetto nella parte del tormentato ma leale Ned Stark – il personaggio che sembra tenere insieme le fila dell’intero racconto.

Ma in realtà le fila del racconto sono talmente tante che Ned Stark è solo un punto di partenza. Il problema dei romanzi è proprio questo: aprono così tante strade che, nonostante riconosca e rispetti il genio di George R.R. Martin, a volte dubito che riesca a riallacciarli tutti in modo soddisfacente, e temo che la fine del ciclo mi lascerà con più domande che risposte. Mi piacciono i libri che siano come una stanza chiusa con una finestra grande: si può vedere fuori, lontano, fino alle montagne; ma la stanza rimane conclusa in sè stessa, non è come una cascata di informazioni e storie che non si arresta mai e continua a scorrere verso il mare magnum del fantasy. In questo senso (e lo so che sono ripetitiva) Harry Potter è perfetto. Abbastanza lungo da aprire molte finestre e da riempire ben sette volumi, ma abbastanza racchiuso in sè stesso da lasciarti la sensazione di conoscere il mondo che ti ha raccontato, e di comprenderlo. E’ una storia complessa e articolata ma coerente, che ha un inizio e una fine. Inizio e fine che, lo ammetto, a volte mi eludono nello sforzo letterario di Martin. Nelle sue Cronache ci sono pagine e pagine in cui è del tutto assente una qualsiasi forma di conflitto – interiore o esteriore. In particolare nelle parti dedicate a Daenerys, e specialmente nei primi volumi. Ma dopotutto, sono ancora a metà della saga, e ho tutto il tempo per ricredermi e accorgermi che invece è tutto perfettamente bilanciato.

Oh, e dimenticavo: morte ai Lannister, e tutto il resto.

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