We, the peoples

Il 24 ottobre del 1945 entrava in vigore la Carta delle Nazioni Unite, che dà vita all’Organizzazione omonima.

Conosco l’ONU perché l’ho studiata e continuo a studiarla ancora oggi.  Poi ne conosco una parte, forse un po’ periferica, perché ci ho lavorato. Se dovessi mettermi a scrivere tutte le critiche che mi sono venute in mente nel corso di questi anni sulla struttura, il funzionamento, la composizione, lo staff, la burocrazia dell’ONU eccetera eccetera eccetera, tutto lo spazio di internet non basterebbe. Però oggi che è la sua festa vorrei soffermarmi su una cosa in particolare: le parole. I simboli. I principi.

Sono potenti, se li guardi bene. A partire dalla bandiera, una mappa del mondo visto dall’alto – in modo che nessun paese sembri stare al centro, a dominare sugli altri. Poi le parole: pochi, persino tra i miei compagni di università, perdono tempo a leggere il preambolo della Carta. “NOI, POPOLI DELLE NAZIONI UNITE, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà…” Forse sono parole vuote. Forse è retorica di cui va di moda riempirsi la bocca. Ma non vale la pena provare a guardare al di là, dimenticarsi per un attimo della storia e della cronaca e andare in fondo in fondo alla nostra anima cinica e lasciarci ispirare, per un momento? Almeno per oggi, che è la sua festa.

Antonio Cassese

Sabato è morto Antonio Cassese. Il Segretario Generale dell’ONU lo ha ricordato con queste parole: “The United Nations will fondly remember Antonio Cassese as a giant of international law, as a loyal friend who was always there when the Organization needed his wise counsel and dedicated services, and mostly as an exceptionally charming and warm human being who courageously stood up for justice, for human rights and for humanity”. Sono convinta che persone come Antonio Cassese vadano prese ad esempio – non solo da giuristi in erba, ma da chiunque abbia una passione che sente di dover condividere.

A volte dovremmo sforzarci di guardare al di là degli errori contingenti, al di là dei fallimenti, e cercare di ricordarci che cosa ci ha spinto a impegnarci, all’inizio. Che cosa ci ha ispirato a provarci, almeno, se proprio non possiamo riuscirci. Prima o poi il mondo finirà comunque, e allora i nostri sforzi e i nostri risultati conteranno poco. Ma vuoi mettere la soddisfazione di dire: “io almeno ci ho provato”?

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