Disonesti.

Il post precedente è stato scritto intorno a metà giugno, circa, e poi rifilato al fondo del cassetto virtuale della scrivania polverosa di WordPress. Scalzato da altre cose che mi interessava dire. Nel frattempo, tra giugno e adesso, una serie di cose sono accadute: ad esempio, le vacanze.

L’insolita quantità di tempo libero mi ha permesso di progredire nella lettura a un ritmo del tutto rispettabile, così che alla fine dell’ultimo matrimonio della stagione (in quel di Sorrento) avevo finito anche il secondo volume delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin. Il secondo volume dell’edizione americana, però: ossia, il quarto italiano. Il che mi ha portato a fare il seguente ragionamento: il signor George R.R. Martin (lo chiamo con il nome intero come gesto di rispetto, quell’uomo o è un genio di dimensioni cosmiche o è un pazzo furioso e in tutti e due i casi me lo vorrei tenere buono) ha diviso la sua opera in vari capitoli: il primo si intitola “A Game of Thrones”, prezzo di copertina oltremare per il paperback circa 9$ che vuol dire circa 6.50€. Il secondo volume si intitola “A Clash of Kings”, il prezzo per una copia nuova su Amazon si aggira tra i 7 e i 10 dollari, ossia tra i 5 e i 7 euro. Come spesso accade per i romanzi fantasy, i singoli volumi sono divisi in parti, anche se pubblicati in tomo unico. Almeno, negli Stati Uniti. Perché da noi, invece, la scelta editoriale è stata la seguente: pubblicare ogni “parte” in un volume separato, passando da due a quattro, con titoli del tutto diversi e un prezzo di copertina pari a circa 10€ a volume. Ora, facendo un rapido calcolo, abbiamo due volumi in edizione americana a un prezzo di copertina di 14€ più circa una ventina di spese di spedizione, per un totale arrotondato per eccesso di 35€. Andando invece in libreria a comprare i primi quattro volumi della corrispondente edizione italiana la spesa è di 40€ tondi.

Io lo so che non serve a niente dirlo ma personalmente fremo di indignazione. Tutti questi soldi in più solo per il privilegio di leggere nella mia lingua madre? Dovrebbe essere un diritto. L’inglese è utile ma non ci deve essere imposto a scapito del nostro patrimonio culturale, solo perché il nostro alla cassa si paga di più.

Forse invece di imporre ai librai di non applicare sconti superiori al 15% (che tanto poi lo scotto lo dobbiamo pagare noi lettori, come sempre nel nostro bel Paese dove i sacrifici li fanno solo i consumatori finali) bisognerebbe dare a certi editori sconsiderati una bella botta in testa. Certo non smetteremo di leggere solo perché i libri costano di più: faremo sacrifici e continueremo a comprarli. O almeno, qualcuno lo farà: altri lasceranno perdere perché non è detto che valga la pena. Le scelte editoriali vanno demandate a gente esperta, su questo non c’è dubbio. Ma separare volumi che erano uniti solo per farceli pagare di più, a me francamente sembra solo disonesto.

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2 thoughts on “Disonesti.

  1. Bisognerà pur pagare i traduttori! E se il prezzo può indurre qualcuno a non leggere fantasy e a prendere invece qualche classico della nostra cultura in biblioteca o nel banco degli economici/polverosi, ben vengano i disonesti!

  2. Sono pienamente d’accordo sui traduttori, e anche sulla necessità di promuovere meglio i nostri classici. Però rimango convinta che la narrativa letteraria e la narrativa d’evasione abbiano pari dignità (anche se non pari valore) davanti ai lettori, e che la scelta non debba essere guidata dal prezzo ma dalla sensibilità di ognuno. O dalla capacità di alcune figure di riferimento (ad esempio, gli insegnanti) di indirizzare verso certe letture invece di altre. C’è sempre tanto lavoro da fare. Pensa che oggi una ragazza ha messo su facebook una frase che incoraggiava a comprare un libro, e il fratello ha commentato: “sfigata”.

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