(Innocenti?) evasioni

Finalmente mi sono resa conto appieno di che cosa significhi “letteratura di evasione”. Per me tutta la letteratura è evasione: se volevo imparare qualcosa leggevo un libro di scuola, piuttosto (cosa che ho fatto, anche lontano dai banchi), oppure mi iscrivevo all’UNI3. Nei libri io cerco intrattenimento, passione, anche paura a volte. Cerco qualcosa che mi faccia sospendere per un attimo la vita reale, che mi porti da un’altra parte, anche se quell’altra parte non è Narnia o il Ministero della Magia ma, per dire, Caporetto. O Santo Stefano Belbo. Per dire. In questo senso, per me, tutta la letteratura è evasione. Quindi non capivo.

Ma non c’è niente come un paio di giorni incasinati per farti vedere le cose con chiarezza. Così, durante una pausa pranzo, sono entrata a passo di marcia nella solita libreria (sarà per questo che dimagrisco? Perché spendo soldi in libri invece che in cibo?) e mi sono diretta, con una decisione che di solito non mi appartiene, allo scaffale etichettato “fantasy”. Che io di solito rabbrividisco, lì vicino.

Non che non mi piaccia il fantastico. Ho divorato volumi su volumi di mitologia irlandese, scozzese, scandinava, fiabe tradizionali di vari luoghi del mondo. Ho amato alla follia Tolkien e ho riso e pianto con Harry Ron e Hermione (specialmente Hermione). Il problema sono stati gli altri: gli scopiazzatori. O i noiosoni. Ad esempio: Marion Zimmer Bradley mi ha affascinata all’inizio, perché delle saghe arturiane conoscevo solo la versione di Walt Disney e Merlino mi sembrava, diciamo, poco autorevole. Poi dopo un tot di pagine la spada nella maledettissima roccia avrei voluto darmela in testa. Terry Brooks? Iniziato sotto l’ombrellone. Andava bene per tappare i buchi tra un bagno e l’altro, ma appena tornata a casa ho cominciato ad avere dèja vu. Già letto, già visto, già sentito. Altre idee? Nessuna? Uffi.

Poi mi sono lasciata irretire da La Spada della Verità, perché vedevo mio fratello perennemente immerso nella lettura, appassionato, senza fiato. A pagina quattromila, dopo che il malvagio Darken Rahl è ritornato dai morti una decina di volte e la fine non accenna ad arrivare, mi sono arresa. Non avevo notato, in effetti, che mio fratello leggeva un libro intitolato La spada della Verità ma non era mai lo stesso libro: il titolo era lo stesso ma la copertina cambiava, era un romanzo in vari volumi. Tipo ventordici volumi. Hanno fatto una brutta fine, in ogni caso.

Ecco perché quando passo vicino allo scaffale dei fantasy affretto il passo e guardo con falsa noncuranza da un’altra parte.

La Battaglia di Gondolin, copyright Ted Nasmith

Non così la settimana scorsa. Sono entrata, dicevo, con aria combattiva e sono andata dritta al temuto scaffale. Convinta di prendere il romanzo fantasy del secolo.

Ignoravo un dettaglio: non esistono romanzi fantasy, diciamo, sciolti. Sono quasi tutti saghe infinite. Milioni di pagine. Per scegliere un romanzo fantasy devi aver fatto una accurata ricerca online, tra forum di scoppiati appassionati di chissà quali giochi di ruolo e musica metal di dubbio gusto, devi aver consultato almeno una enciclopedia affidabile, e aver chiesto a cinque o sei amici qualche consiglio. Ah, e devi assolutamente avere una tabellina che illustri lo sviluppo cronologico delle saghe che ti interessano, altrimenti finisci come me che stavo per comprare il libro centrale, tipo il sesto o il settimo, invece del primo (il titolo mi piaceva di più). Insomma, una fatica infinita.

Ma sapevo esattamente che cosa volevo. Volevo un libro che mi assorbisse completamente. Un libro senza nessuna pretesa di essere la nuova rivelazione letteraria dell’anno, che non aspirasse a compiacere i critici o peggio, quelli che comprano i libri solo dopo aver sentito il parere dei critici. Volevo un libro che mi portasse completamente da un’altra parte, in un posto dove gli alberi sono di colore diverso e le regole che ci sono qui non valgono più e non servono più a nessuno. Volevo un libro che mi dicesse: “vedi, il tuo mondo reale è così, ed è una merda, ma potrebbe anche essere diverso“. Oppure: “puoi anche dimenticartene per un po’”. O ancora: “E tu credi che i tuoi siano problemi? Ma non vedi questo poveraccio che è orfano, povero, maltrattato, tutti lo prendono in giro, e poi incontra il mago/trova la spada magica/scopre di essere oggetto di una profezia/si innamora di una principessa che non può sposare e gli tocca tirare fuori i poteri magici che ignorava di avere/scomodare i suoi antenati che da morti se la spassavano e invece devono tornare a combattere/andare a cercare l’unico amuleto che possa aiutarlo/salvare il mondo dalla distruzione eterna? Questi sì che sono problemi. Mica i tuoi. E tra l’altro, torna a lavorare, scansafatiche”. Così, per rimettere le cose nella giusta prospettiva.

Tutto questo per dire:

1. Qualcuno se la sente di azzardare un consiglio circa un bel romanzo fantasy?

2. Per adesso ho scelto il primo volume de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin; un po’ perché mi ispirava in generale e un po’ perché l’ultimo R.R. che ho letto ha dato grandi soddisfazioni. Si accettano scommesse.

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6 thoughts on “(Innocenti?) evasioni

  1. non so se è fantasy stretto, ma L’ultimo elfo di Silvana De Mari è bellissimo! Edizioni Salani, sembra un libro per ragazzi ma merita davvero!
    Ciao Laura

  2. Hai fatto un post lungo come una saga fantasy. A parte questo, bello. Io sul fantasy la vedo in modo un po’ talebano: c’è Tolkien, il resto è imitazione, spesso pessima.

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