It’s a small world – parte 1: Road trip, Pippo e il Fantasma dell’Opera

Non sono brava a scrivere di viaggi, ma l’avventura in cui ci siamo imbarcati da qualche giorno a questa parte merita menzione. Siamo partiti da Torino, in macchina, dicendo: Partiamo all’ora di pranzo. Poi abbiam detto, tanto vale mangiare qui, partiamo alle due. Alle due e mezza ci siamo accorti che forse non conveniva partire per un giro della Francia in macchina senza una mappa della Francia per il navigatore satellitare: vero che uno di noi ha avuto una formazione militare e quindi si presume che sappia leggere le carte stradali, ma perché fidarsi? Scarichiamo la mappa. Alle quattro del pomeriggio la mappa era ancora in download. Il fidanzato ha detto: ne approfitto per fare il pieno e lavare la macchina. Ovviamente appena lui ha messo piede fuori dalla porta la mappa ha finito di scaricare in un batter d’occhio, ma ormai. Siamo partiti alle quattro e mezza passate. Ovviamente, il più vicino casello dell’autostrada era chiuso per lavori.Alla fine, dopo un breve ma confuso girovagare nel basso Canavese, siamo riusciti a partire. E dopo svariati quarti d’ora di coda, siamo riusciti persino ad attraversare la frontiera dal tunnel del Monte Bianco e ad arrivare, già considerevolmente affaticati, in Francia.

Le ore di guida attraverso la Francia sono state tutto sommato piacevoli: il paesaggio è piatto e morbido e verde, e siamo stati accompagnati da un tramonto mozzafiato. Ma la strada per Parigi è lunga, lunghissima, e tra una pausa Redbull e una sosta Monster (si possono citare le marche? Mah) siamo arrivati alle due passate. Del mattino.

L’albergo in cui abbiamo soggiornato lo consiglierei solo a qualche grassone di mia conoscenza (e non certo perché mi sia simpatico): le stanze sono minuscole, il letto corto tanto che sia io che il moroso ci siamo trovati a dormire a tratti con i piedi penzoloni, e non vi dico le lotte per la coperta. C’era una porta di legno che sembrava aprirsi su un armadio, e invece era il bagno. Avventuroso. Volevamo l’avventura, no?

Il secondo giorno siamo stati qui. Il Regno Incantato, “The Happiest Place on Earth”. Io che sono cresciuta a pane e Walt Disney sono stata in estasi per tutta la giornata. Disneyland è una buona tappa per il primo giorno di vacanza, ti fa staccare la spina nel modo più assoluto. Non sei solo libero dal lavoro, sei proprio in un altro mondo.

Io e il moroso possiamo testimoniare che è possibile, per due adulti un po’ sprint, visitare Disneyland in un giorno solo. Basta fare attenzione alle code, e in una decina di ore abbiamo girato quasi tutte le attrazioni. La preferita? All’unanimità “Big Thunder Mountain”, il trenino che sfreccia nella miniera: è la giusta via di mezzo, un buon livello di adrenalina senza gli attacchi di cuore provocati, ad esempio, dall’ottovolante di Indiana Jones (poi io non saprei, da Indiana ho tenuto gli occhi chiusi per circa l’80% del tempo). Abbiamo cenato al ristorante Blue Lagoon, una piccola meraviglia all’interno dell’attrazione “Pirati dei Caraibi”. La specialità è pesce alla creola, interessante ma non eccelso, ma vogliamo mettere l’emozione di cenare a bordo dell’acqua, con le barchette dei pirati che ti scivolano di fianco, illuminati solo da piccole lanterne colorate? Siamo usciti e la sera era ancora tiepida. Disneyland di notte, se possibile, è ancora più magica; e lo spettacolo di fuochi d’artificio sullo sfondo del castello della Bella Addormentata conclude a meraviglia una giornata speciale, che sa di compleanno.

Non paghi della sfacchinata, il giorno successivo ci siamo lanciati su Parigi. Lanciati, letteralmente: appena riemersi dall’intricatissimo sotterraneo della Metro, abbiam pensato bene di seguire il corso della Senna dall’Ile St. Louis fino alla Tour Eiffel, a piedi, alternando l’una e l’altra riva per massimizzare la resa turistica. Da Shakespeare and Co. ho finalmente trovato un libro che cercavo da tanto. E poi abbiamo continuato a camminare e camminare, turisti stacanovisti. A metà del giardino delle Tuileries ho supplicato il moroso di fermarci un momentino su una panchina, al sole, solo per guardare un secondo la piantina. Pensavo che sarebbe stato bello fare una deviazione, vedere il teatro dell’Opera, in onore allo sfortunato eroe deforme di Gaston Léroux.  Mi sono addormentata come un sasso, in mezzo al parco.

Ma ah! Parigi. Per rimanere in tema con Walt Disney, nelle strade di Parigi ho ritrovato l’atmosfera che da bambina mi incantava ne Gli Aristogatti. Ho amato poche cose nella vita con un amore così viscerale. Nemmeno l’antipatia dei parigini riesce a cancellare quel senso di magia.

Il giorno dopo, che poi sarebbe oggi, partiamo freschi e riposati alla volta della Normandia. Ma questa è tutta un’altra tappa.

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One thought on “It’s a small world – parte 1: Road trip, Pippo e il Fantasma dell’Opera

  1. alla prossima puntata. sono curiosa di sapere cosa pensate della Normandia. L’antipatia dei parigini è mitica e la cosa carina è che la pensano come noi anche i restanti francesi

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