Goodbye Papa

I loved you when I saw you today and I loved you always but I never saw you before. (For whom the bell tolls, 1940)

Lo scrittore scrive perchè è il suo modo di vivere, diceva Fitzgerald. Lo scrittore scrive come la pioggia piove, non è solo quello che fa, ma quello che è. E se lo scrittore non può più scrivere che senso ha vivere? Così il 2 luglio del 1961 Ernest Hemingway si è sparato alla tempia, al mattino presto.

Trovo molto difficile spiegare perché e in che modo esattamente mi piace Hemingway. È diverso da ogni altro libro e autore che io abbia mai letto in vita mia. Ci sono stati tanti libri che mi hanno appassionata e mi hanno commossa e anche, perché no, un po’ cambiato la vita. Ma nessuno di questi lo ha fatto nello stesso modo di Papa Hemingway. Hemingway mi piace come mi piace Springsteen: tutti e due fanno una cosa che tanti altri sanno fare. Solo che nessuno la sa fare come loro.

Ci vedo delle cose, dentro le parole di Hemingway, che mi sembra che gli altri non vedano, perché sono talmente mie personali, come se lui le avesse messe lì solo per me. Perché sapeva che cinquant’anni dopo la sua morte, io le avrei capite. Come una confidenza che fai a qualcuno perché lo riconosci simile a te. Mi piace il ritmo del discorso e il respiro, il modo di coordinare le preposizioni, il fatto che usi pochissime virgole. Mi piacciono le cose che racconta, la Venezia di Across the river and into the trees, la riviera francese di The garden of Eden, e poi Parigi. Parigi che io ho conosciuto attraverso i suoi occhi prima ancora di vederla con i miei. Parigi sarà sempre Hemingway, per me. E poi, tutto il resto del mondo, e la storia, e la guerra.

Mi sono innamorata di Fitzgerald molto prima di conoscere Hemingway. Credevo di stare dalla sua parte, di Scottie, l’amico deluso e triste e abbandonato dallo spaccone con un debole per l’alcol e per l’uccisione cruenta di animali di grossa taglia – era così che vedevo Hem, prima di conoscerlo. Poi a una lezione della scuola Holden Alessandro Baricco ci ha letto e commentato “Un posto pulito, illuminato bene”. È iniziato tutto da lì. Dopo sono venuti altri racconti; poi, al liceo, la malinconia insopportabile di Fiesta. Fiesta è come la sera di Capodanno quando hai il cuore spezzato: devi divertirti a tutti i costi e allora ci provi, e bevi e ti vesti bene e vai alle feste e parli con delle persone; ma a pensarci bene, vorresti essere da tutt’altra parte, magari fuori sotto gli alberi in mezzo alla neve, in silenzio, insieme all’unica persona che non c’è. Avreste potuto essere così felici, insieme, pensi. E lui ti risponderà: “Isn’t it pretty to think so?”.

Poi, “Tre giorni di vento”. Uno di quelli, tra i racconti di Hemingway, che all’inizio ti sembra parlino di una cosa e quando arrivi alla fine ti accorgi che invece il nocciolo era tutt’altro. Tu credi che si tratti di due amici che tornano da una battuta di pesca e si chiudono in una baita a bere e parlare di baseball e di libri e a raccontarsi cose da maschi. Invece no. Il cuore del racconto è un altro. E nessuno la sa fare, questa cosa, bene come la fa lui. Sei quasi obbligato ad adorarlo, dopo.

Di “Una festa mobile” e della sua Parigi ho già parlato. In questi giorni sono stati pubblicati anche in Italia otto capitoli inediti, che la moglie Mary aveva escluso dalla pubblicazione originaria.

Le nevi del Kilimanjaro” per Hemingway è come Thunder Road per Springsteen: dentro c’è tutto. Tutti i colori e tutti i sapori e tutti gli argomenti e le città e gli stati d’animo e le possibilità e i riflessi della luce. C’è la battuta di caccia in Africa e lo scrittore che partecipa e rimane ferito. Quando sente che sta per morire inizia a pensare a tutte le cose che avrebbe voluto scrivere, e non ha mai trovato il tempo o la voglia o il talento per farlo. Hemingway si è ucciso di mattina presto, forse per non darsi una giornata intera di tempo per pensare a tutte le cose ancora da raccontare che lui non riusciva più a scrivere, per l’alcol l’età o la malattia.

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One thought on “Goodbye Papa

  1. Questa volta non ti seguo… nel senso che Hemingway non mi è mai piaciuto. Ci sono due scrittori, diversi, che piacciono a moltissimi, ma a me non hanno mai detto niente: Pavese ed Hemingway. Ci ho provato eh, ma niente da fare.

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