Restituitemi tutto.

Ci sono cose che aspetti per anni, e poi succedono – e invece di essere soddisfatto, sei quasi deluso. Come se ti aspettassi di più, un’emozione più forte invece della solita, stanca nausea dell’attesa. Pensi che quello che è successo non ti ha risolto niente. Certo la giustizia ha fatto il suo corso, e certo chi ha sbagliato è ora che paghi. Ma tutte queste energie spese negli anni ad augurarsi la rovina di qualcuno, è così triste. E adesso che la vendetta è consumata, tu che cos’hai in mano? La soddisfazione di dire “l’avevo detto, io”? La possibilità di ricominciare?

Io, se proprio avessi dovuto scegliere un mio compaesano da fare arrestare, ne avrei messo un altro in cima alla lista. Ci sono comportamenti meno gravi agli occhi dello Stato italiano ma più odiosi ai cuori della gente. Avrei voluto un arresto in grande stile, con i carabinieri che arrivano sgommando in piazza, e la folla ai due lati della porta, come si vede in certi servizi al telegiornale. Io sarei stata lì e avrei guardato a lungo senza parlare. Qualcuno, poi, si sarebbe avvicinato a me e mi avrebbe detto: avevi ragione. Oppure: mi dispiace. Che non me lo ha mai detto nessuno.

Certo, quando ci pensi c’è una specie di soddisfazione feroce, un calore alla bocca dello stomaco. Ma poi, il giorno dopo? Che cosa cambierebbe, nella mia vita? Nessuno mi restituirebbe tutte le energie che ho investito in odio e rancore in questi anni. Nessuno mi permetterebbe di recuperare le ore di sonno che ho perso perchè avevo paura o piangevo. Il pomeriggio del mio diciottesimo compleanno. La vigilia dell’esame di maturità. Una domenica pomeriggio con le mie amiche. Le vacanze al mare, queste cose non me le restituirebbe nessuno. Nessuno potrebbe riparare le cose che si sono rotte, dentro di me e dentro le altre persone che hanno avuto la sfortuna di fare la stessa strada che ho fatto io. Nessuno correggerebbe gli errori che abbiamo fatto. Nessuno cancellerebbe tutte le parole che ho dovuto leggere o ascoltare in quasi dieci anni – rivelazioni, segreti, minacce, bugie, cattiverie, promesse, suppliche, poi ancora minacce, bugie, bugie, bugie.

Non cambia più niente, ormai. La mia vita è altrove, il mio paese è sempre meno casa mia.

Allora ho pensato che forse non vale la pena augurarsi l’arresto di qualcuno. Tanto se devi pagare prima o poi qualcuno passa a riscuotere. Io ho già pagato buona parte della mia quota, e non ho intenzione di rincarare la dose avvelenandomi con un eccessivo desiderio di vendetta. Certo, l’arresto che vorrei io non avverrà mai. Non l’hanno ancora costruito un carcere che riesca a contenere una dose così massiccia di tristezza e malignità.

“Did you know it was all going to go so wrong for you?
And did you see it was all going to be so right for me?
Why did we tell you that
You were always the golden boy then
And that you’d never lose that light in your eyes

Hey you…did you ever realise what you’d become?
And did you see that it wasn’t only me you were running from?
Did you know all the time but it never bothered you anyway
Leading the blind while I stared out the steel in your eyes

The rain fell slow, down on all the roofs of uncertainty
I thought of you and the years and all the sadness fell away from me
And did you know…?

I never thought that you’d lose that light in your eyes”.

(Pink Floyd, 1994)

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