Tu puoi contribuire con un verso

Conosciamo Walt Whitman grazie a Robin Williams. Non è bizzarro? Eppure è stata proprio Mrs. Doubtfire, in una sua precedente interpretazione, a far entrare nella cultura popolare il grido “O Capitano, mio Capitano”. Poi, a dover andare avanti e citare il resto della poesia, non saremmo in grado. Ma chi è così irrimediabilmente adulto da non provare un moto di ardore adolescenziale nel sentire le lezioni del professor Keating? Chi ha il cuore così arido da non essersi commosso almeno un pochino quando i ragazzi salgono tutti in piedi sul banco?

Così noi italiani di Whitman conosciamo quasi solo quello che ci ha insegnato il professor Keating/Robin Williams, e anche i libri di testo delle superiori quando trattano Whitman dedicano ampio spazio al film.

Whitman è il poeta adolescenziale per eccellenza: in parte perchè è rimasto adolescente fino alla morte (anche se quando è morto aveva settantatre anni), e in parte perchè traduce in versi l’adolescenza di una intera nazione, gli Stati Uniti d’America. Ha la forza, la passione, il senso di assoluto e di estremo tipico dell’adolescenza quando tutto sembra così definitivo, e lo slancio verso il futuro e l’ottimismo di quando a quindici anni pensi che in effetti diventerai una rockstar di calibro mondiale. Ha l’entusiasmo di chi crede nel destino di uno stato appena nato, tanto fiducioso da dire che un giorno anche il Canada sarà parte degli Stati Uniti. Ha parole di fuoco per la Democrazia che lui chiama “ma femme“, la mia donna. Idealizza il viaggio, la strada – il vero precursore della cultura on the road, con un amore sconfinato per i paesaggi delle Midlands e di quegli stati centrali che oggi si chiamano flyover states ma che ai suoi occhi erano la vera culla della più profonda cultura americana. Soprattutto ha una gioia di vivere, un senso così forte di quanto sia importante vivere a tutti i costi ed emozionarsi fino in fondo, che non riesce a lasciarmi indifferente. Tutto questo si ritrova nella sua opera maggiore, Foglie d’Erba, e altrettanto negli stralci di diari di viaggio raccolti da Mattioli 1885 (l’avevo detto che hanno un bel catalogo) con il titolo “Nel West e altri viaggi“. Un’altra dimostrazione del fatto che al Salone del Libro entri cercando una cosa ed esci con in mano tutt’altro.

Whitman a cinquant'anni

“Afoot and light-hearted I take to the open road,
Healthy, free, the world before me,
The long brown path before me leading wherever I choose.

Henceforth I ask not good-fortune, I myself am good-fortune,
Henceforth I whimper no more, postpone no more, need nothing,
Done with indoor complaints, libraries, querulous criticisms,
Strong and content I travel the open road”.

Walt Whitman, “Song of the open road”, (Leaves of grass, 1900)

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2 thoughts on “Tu puoi contribuire con un verso

  1. Whitman è il poeta della mia adolescenza. Mi ha accompagnata durante il liceo (insieme a Baudelaire). A partire dai sabati sera a 14 anni quando mangiavamo schifezze in una mansarda e guardavamo la videocassetta (incredibile che si sappia ancora scrivere la parola, sembra qualcosa di molto remoto) di “Dead Poets Society”, a finire con la parte di letteratura anglo-americana della mia tesina di maturità, dove appunto portavo “For you, oh Democracy”. E per tutto questo devo dire grazie a te, Mik. Grazie anche perchè abbiamo fatto scoprire alcune cose l’una all’altra che ci stanno ancora accompagnando.

    1. Mi hai commossa tantissimo con queste parole. Sono davvero felice di avere queste cose in comune con te, questi “passaggi” di vita, che ci hanno fatte diventare le persone che siamo oggi (che tutto sommato potevamo venire fuori molto peggio).

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