Libri del cuore

In questi giorni mi godo quel senso di spaesamento e di leggerezza che è tipico della fine di una sessione di esame particolarmente agguerrita. Con grande soddisfazione, mi guardo intorno nella mia casetta già stracolma di libri, per sceglierne uno tra quelli (piuttosto numerosi) ancora in attesa di lettura. Poi però capita una cosa strana. Nel momento di grande ansia (ad esempio, pre-esame) e di grande rilassatezza (ad esempio, post-esame), oppure se sono molto triste, o molto felice, o se sto per partire per un viaggio – insomma, ogni emozione forte – la mia mano va a finire sempre sugli stessi libri. Come se fossero vestiti, i pantaloni preferiti che continui a indossare anche se sono tutti sformati e consumati sulle ginocchia; come se fossero vecchi pelouches spelacchiati che mi porto sempre dietro da quando ero piccola, ci sono un pugno di romanzi che mi tengo sempre vicino e che continuo a rileggere, per consolarmi, per confortarmi, per farmi compagnia. In barba alla pila sempre crescente di libri in attesa di lettura.

Uno dei miei libri di conforto si chiama “This charming man”, tradotto in italiano con un’infelice scelta di titolo dalla Sperling & Kupfer. La trama, in sé, è semplicissima: quattro donne sono legate a vario titolo a Paddy de Courcy, un affascinante uomo politico dalla fama di playboy. Tre sono (o sono state) sue amanti, la quarta è una giornalista e vuole svelare al mondo la verità: altro che charmant, de Courcy è un uomo violento e perverso che non merita un seggio in parlamento ma un posto in galera. Molto chick-lit, con un pizzico di girl-power nella vendetta dell’amante offesa. Potrebbe essere un libro come diecimila altri.

Marian Keyes

Quello che fa la differenza è lei: Marian. L’autrice. Marian Keyes è irlandese, ex alcolista, e combatte da anni con una forte depressione. Da quasi un anno non dà notizie di sé sul proprio blog o sui giornali.

Forse è vero che per raccontare le storie in modo convincente bisogna avere vissute, e forse è proprio il bagaglio di Marian che la rende così eccezionale. O magari è puro talento. Tant’è che Marian è l’unica, fra tutti gli autori che ho letto nella mia lunga carriera di lettrice, che riesce a trattare temi traumatici come la violenza domestica, gli abusi sessuali, l’alcolismo, la scomparsa di un coniuge, e farti ridere fino alle lacrime. Non sottrae mai nulla all’effettiva tragicità della situazione: ma riesce a farti vedere come siamo ridicoli, a volte, quando ci piangiamo addosso. E come basta davvero poco, anche solo un bel romanzo, per tirarci su e ricominciare a lottare. È anche questo che rende unici i personaggi di Marian: non si arrendono mai e ogni volta che cadono si rialzano e credo che questo sia il più bel complimento che si possa fare a un essere umano, “tu sei uno che si rialza sempre”.

Forse è il fatto di essere irlandesi: un proverbio dice che se sei così fortunato da essere irlandese, sei fortunato abbastanza.

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