Viva le penne nere

La mia città è una bella città, ed è una bellezza discreta di cui ci si accorge tutti i giorni. Ma la bellezza più grande, quella che nemmeno i giornali e le televisioni possono ignorare, l’abbiamo tirata fuori in due occasioni: le Olimpiadi, e lo scorso weekend. Invasa da centinaia di migliaia di penne nere Torino ha mostrato la sua faccia migliore: un po’ rumorosa, forse, un po’ “ciucatuna” ma genuina e in fondo in fondo buona.

Ero già stata al raduno di Bergamo lo scorso anno, ma ogni cosa quando capita a casa tua ti sembra un po’ più bella. Erano belli i giovani, quelli che la naja l’hanno fatta, e mi hanno proposto di scambiare il mio alpino personale nuovo di zecca per dieci alpini “in scadenza” (chissà cosa avranno voluto dire, poi). Erano belli i vecchi, se mi perdonate un termine forse politicamente scorretto, quelli con i capelli e la barba bianca che per camminare ormai si appoggiano al bastone e però hanno il pintone di vino nascosto nella tasca della giacca. Erano belli a vederli tutti insieme, gli anziani con le mogli al braccio e i trentenni un po’ a caccia, erano belli comunque perché cantavano tutti le stesse canzoni, le stesse che il maestro Battistino aveva insegnato a me (e prima ancora ai miei genitori) quando facevamo le elementari.

Avrei tanto voluto che i miei amici potessero conoscerlo, il maestro Battistino. Quelli che sono cresciuti in città grandi e lontane, o in altri paesini che non sono il mio. Il maestro Battistino girava in bicicletta con addosso camicie a quadri come quelle che indossano i nonni, e la faccia sempre rossa. Sorrideva a tutti, e anche se io l’ho conosciuto poco, quando mi salutava per la strada io mi sentivo sempre un po’ onorata, come se essere salutati da lui fosse un vero segno di appartenenza al paese. Alle elementari veniva a insegnarci le canzoni degli alpini, in italiano ma anche in piemontese. Quando le sentivo cantare, sabato e domenica, per le strade di Torino allagate dalle penne nere, mi venivano le lacrime agli occhi. Non perché pensavo alla guerra, ma perché mi ricordavo di quei pomeriggi nella mia vecchia scuola elementare che una volta era un convento di clausura a imparare La tradotta, la canzone del Piave, Campane di Monte Nevoso, Sul cappello sul cappello che noi portiamo. Allora in questi giorni dedicati agli alpini io ho pensato un po’ al maestro Battistino. Avrei tanto voluto che i miei amici lo conoscessero. Meno male che, almeno, hanno conosciuto gli altri alpini.

Annunci

2 thoughts on “Viva le penne nere

  1. A me (che sono stato scartato dal servizio militare) le canzoni degli alpini le cantava mio nonno, che era un alpino. Insieme alla storia del grande Torino. Son cose che ti rimangono, come giustamente scrivi. E anche il maestro me le ha insegnate… insieme alle canzoni dei partigiani. Peccato non sia più qui con noi a cantarle. Peccato non incontrarlo più con la sua bici, e potersi fermare a fare due chiacchiere. Un’unica nota: il maestro non aveva mica fatto l’alpino, e nemmeno il partigiano. Ma certe cose le aveva viste con i suoi occhi. Forse per questo ha fatto tanto per tramandarle a noi, che siamo venuti dopo. Gli alpini, e la gente di montagna (perché mio nonno, e anche il maestro, erano gente di montagna) dicono: “è andato avanti”. Come quando sei su un sentiero e l’altro, più allenato di te, ti stacca. Non l’hai perso… più avanti, dietro ad una curva, è seduto su un sasso ad aspettarti e a guardare il panorama.

  2. Un alpino, scomparso nell’83, ha parlato di esportazione di civiltà della montagna. Quella civiltà che tutti i nostri alpini hanno sempre portato con se ovunque il destino li abbia mandati: dalle cime delle dolomiti, alle steppe russe, al deserto egiziano, alle terre sconvolte dai terremoti. Una civiltà forgiata da tutte quelle difficoltà a cui la montagna ti tempra, una civiltà all’insegna dello spirito di adattamento (l’alpino sa adattarsi!) e della solidarietà. Forse la più bella faccia di quella più ampia Civiltà Italiana, alla quale tutti noi apparteniamo. Purtroppo certi pezzi di civiltà forse, forse ce li stiamo perdendo, concentrati, come siamo, sulle ideologie piuttosto che sulle tradizioni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...