Passare inosservati

Passare inosservati, se lo si desidera, non è difficile: io lo faccio da una vita. Di più: con un po’ di pratica diventa possibile farsi notare quando serve e passare inosservati quando l’anonimato è più opportuno. Ad esempio, è sufficiente stare zitti se tutti intorno a te fanno silenzio. Come in biblioteca. Se desideri rendere universalmente nota la tua presenza, invece, puoi parlare ad alta voce nello stesso contesto: la biblioteca. Non è difficile. Io, ad esempio, che pure sono imbranata sotto altri aspetti, posso vantare anni e anni di silenzio in biblioteca. Infatti nessuno si ricorda di me: entro ed esco dalle sale di consultazione come un fantasma. Nemmeno i tacchi delle scarpe fanno rumore. Artista consumata, e ignorata.

Altro esempio: qualche settimana  fa sul tram una giovane donna indossava un vestitino aderente su cui era stampata una fantasia di vignette. Cioè aveva addosso una specie di albo a fumetti. I colori predominanti erano giallo e nero: e infatti, da fashionista quale era, la signorina aveva corredato l’abito di giubbotto in pelle e stivali altezza coscia giallo canarino, e borsa nera. E un berretto in testa, color jeans, sulla cui provenienza e ragion d’essere nell’insieme confesso di aver nutrito qualche dubbio. Tant’è che notando di aver suscitato l’insistente interesse di un paio di altri viaggiatori, la signorina ha dato prova di buona creanza rivolgendosi a loro con un “cazzo ti guardi?” tipico della tradizione torinese. Ora, a me viene da obiettare: ma madamina, se non volevi che ti guardassero, non potevi metterti un vestito grigio al ginocchio e delle scarpe basse? O dei jeans. O un giubbotto di un altro colore, che so, blu. Un trench. Invece dei fumetti.

Altro esempio? Mettiamo che una donna, in tutta onestà già piuttosto bella di suo, decida tuttavia di ricorrere a interventi chirurgici per, diciamo, irrobustire i propri argomenti. Diciamo che poi tali argomenti vengano presentati durante le occasioni pubbliche di dibattito con una certa perseveranza. (Premetto che parlo per invidia, che vorrei averli io degli argomenti così e invece niente). Comunque: ti puoi lamentare, se poi la gente tende a essere distratta dai tuoi argomenti e non riesce a pensare, guardare, o parlare di altro? No. Non ti puoi lamentare. Oltretutto non è che ci sei nata, con quegli argomenti: ci sono voluti anni di studio per arrivare a dare loro un certo peso. Già se sei bella la gente tende a guardarti; ancora se rincari la dose, non puoi proprio pretendere. E francamente sono molto meglio argomenti deboli ostentati con noncuranza e magari un po’ di autoironia, che argomenti importanti protetti dall’aggressività di un “cazzo ti guardi” qualsiasi.

Quindi quello che io dico è questo: se vi premurate di costruire il vostro aspetto e la vostra presenza, per così dire citando un’amica, scenica in modo tale da non poter in nessun modo passare inosservati, poi non lamentatevi se la gente vi osserva.

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