…E tutti gli altri di cui non siamo ancora riusciti a conoscere il nome.

Non sono la persona più adatta a fare questo discorso: il mio impegno è discontinuo. Ma forse un impegno discontinuo è pur sempre meglio di nessun impegno, e quindi. Il 21 marzo di ogni anno celebriamo la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie. Il sito di Libera la definisce così: “Il 21 marzo, primo giorno di primavera, è il simbolo della speranza che si rinnova ed è anche occasione di incontro con i familiari delle vittime che in Libera hanno trovato la forza di risorgere dal loro dramma, elaborando il lutto per una ricerca di giustizia vera e profonda, trasformando il dolore in uno strumento concreto, non violento, di impegno e di azione di pace“. E’ bello, per di più, che la Giornata non sia solo della Memoria, ma anche dell’Impegno. Un monito per i discontinui come me.

Quest’anno la Giornata è stata celebrata a Potenza. Al termine del corteo, sono stati letti i nomi delle 900 vittime (note) di mafia. Ad iniziare la lettura dell’elenco è stato Gino Strada.

Io non li so tutti, i novecento nomi. Ce n’è uno, però, che mi rimane impresso: quello di Rita Atria, che è morta prima di compiere diciotto anni, il giorno del mio compleanno.

Rita era nata e vissuta in una famiglia mafiosa a Partanna. Perde il padre e il fratello nel giro di pochi anni, uccisi entrambi dalla mafia che non conosce logiche umane e capisce solo il linguaggio della morte. A diciassette anni, dopo la morte del fratello, Rita decide di seguire l’esempio della cognata Piera e di collaborare con i magistrati, denunciare il sistema mafioso, per ottenere giustizia e per vendicare i familiari uccisi. Rita viene allontanata da casa, portata in una località protetta. Continua a lottare, ma si sente sola. Il suo faro, la sua speranza è la vicinanza al giudice Paolo Borsellino, che diventa per lei una figura quasi paterna.

Per questo, quando la mafia uccide anche Paolo Borsellino, Rita scrive: “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita… Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi
ma io senza di te sono morta”.

Rita si uccide il 26 luglio del 1992 lasciandosi cadere dal settimo piano. Al suo funerale non va nessuno, nemmeno la madre, perché Rita ha scelto di denunciare e questo significa tradire la famiglia.

Oggi, invece, in tanti si ricordano di Rita: attraverso l’associazione che porta il suo nome, attraverso lo spettacolo teatrale “Picciridda” portato spesso in scena dall’associazione Orme che proprio a Rita è dedicata. Io la ricordo perché condividiamo una data, la data del mio compleanno e la sua data di morte. La ricordo per cercare di fare in modo che il mio impegno sia un po’ meno discontinuo.

 “L’unica speranza è non arrendersi mai. Finché giudici come Falcone, Paolo Borsellino e tanti come loro vivranno, non bisogna arrendersi mai, e la giustizia e la verità vivrà contro tutto e tutti. L’unico sistema per eliminare tale piaga è rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia che al di fuori c’è un altro mondo fatto di cose semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.” (Dal tema di maturità di Rita)

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