Così è la vita. Questa è Roma.

Romanzo criminale” di Giancarlo de Cataldo ho iniziato a leggerlo quasi per scherzo, sul treno. Andavo a Roma per qualche giorno, ospite in una casa che si trovava – guarda un po’ – in via della Magliana. Quasi per scherzo ero pure andata a leggermi Lucarelli, sulla banda della Magliana, e poi wikipedia, mio grande punto di riferimento, tanto per non farsi mancare niente. Ho iniziato il libro pensando che non lo avrei finito, che sarebbe stato troppo denso, farraginoso persino, troppi personaggi, troppe sottotrame, due scatole insomma.

Poi se dovessi mettermi a elencare tutti i motivi per cui invece mi è piaciuto così tanto, non finirei più. Così ne scelgo solo alcuni: uno, la struttura. E’ un romanzo estremamente complesso e ramificato, con millemila personaggi, ma tiene sempre perfettamente il filo del discorso. E’ armonioso e si sviluppa in modo coerente e rimane avvincente fino alla fine nonostante l’oggettiva difficoltà di una trama simile.

Due, la lingua. Gustosa commistione tra gergo giuridico e romanesco da strada, con varie incursioni nel lessico mafioso napoletano e siciliano, all’occorrenza.

Tre, la potenza della storia. Come testimoniato dagli innumerevoli libri sulla banda della Magliana, la trasposizione cinematografica di Michele Placido (con Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria tutti nello stesso film, che non si sapeva più da che parte guardare con tutto sto accumulo di bellezza), la puntata di Blu Notte, la versione televisiva prodotta da Sky, e le relative parodie.

Quattro, la costruzione dei personaggi. Il Libanese in primis, ma in realtà non fai nemmeno tanto in tempo a godertelo. Penso a Scialoja e al Dandi, personaggi che cambiano e si evolvono (in peggio) tantissimo nel corso del romanzo: all’inizio mi piacevano, tutti e due, ma negli ultimi capitoli non riuscivo a trattenere il fastidio al solo leggerne i nomi. Personaggi che sono quasi persone ed era una vita che non ne trovavo più, nei libri che leggevo. Poi mi ha colpito la discesa di entrambi, l’evoluzione in negativo: il poliziotto idealista e (paradossale, lo so) il criminale che finiscono entrambi corrotti dal potere, dal denaro e dal desiderio. Per la stessa donna, peraltro. Forse sono proprio i personaggi il maggiore punto di forza: voglio dire, se persino io che sono “sbirro” nel profondo dell’anima, io che da bambina ho rubato un’oliva da una bancarella al mercato e poi ho pianto tre giorni pensando che ogni volta che il campanello suonava fossero i Carabinieri venuti ad arrestarmi, se persino io ho tifato per i criminali, mi sono appassionata a tal punto da immedesimarmi nella parte opposta a quella della legge, beh, allora vuol dire che sei proprio bravo.

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