Sorridi, sei su candid camera

Now I been lookin’ for a job but it’s hard to find
Down here it’s just winners and losers and don’t get caught on the wrong side of that line

(B. Springsteen, Atlantic City, 1982)

Secondo colloquio per un tirocinio presso una pubblica amministrazione locale, chiamiamola C.

Al primo colloquio, tre mesi dopo aver inviato il curriculum per il tirocinio, mi han detto: No no, non è mica per un tirocinio preciso, è che il dirigente ci tiene a conoscere dei candidati a caso, estratti a sorte dal database. Per correttezza, mi dicono, per sapere che cosa vi spinge a fare domanda qui da noi. (Forse il fatto che non si trova lavoro da nessuna altra parte? Ma non l’ho detto). Per sapere come vi siete trovati con le nostre procedure. (Male, non vi sento da tre mesi. Ma non ho detto neanche questo). Così sono andata al colloquio inutile con il dirigente che mi voleva conoscere perché il database mi aveva estratta, e sono tornata a casa nella stessa condizione di prima: senza lavoro. Né tirocinio.

Passa un altro mesetto, nel frattempo continuo a leggere libri pessimi per la solita casa editrice, e nel frattempo ottengo un tirocinio presso un’altra pubblica amministrazione locale. Ma l’università è irreperibile, il tirocinio non può essere attivato senza documenti in possesso dell’università, quindi ho passato la selezione e ho diritto al posto ma continuo a trascorrere le mie giornate a casa invece che in un ufficio mal riscaldato perché l’università non si decide a firmare la maledetta convenzione per il tirocinio. Quindi arriva la chiamata per il secondo colloquio presso la P.A. Che abbiamo chiamato C. Venga, mi dicono, per discutere la possibilità di un tirocinio o di altra forma di collaborazione. Vorrà mica dire un contratto? Tratta in inganno, vado.

Intanto, quando arrivo non hanno idea di dove sia la persona di cui mi han detto di chiedere. Attendo. (Mi raccomando, mi avevan detto al telefono, arrivi dieci minuti prima).

Poi si fan vivi, finalmente, sono in tre. Guardi, mi dice una, non ho proprio letto il suo curriculum. Tu l’hai letto? No, nemmeno io. E tu? No, guarda, non avevo mica capito. (Giuro, ha detto così).

Poi la prima che ha parlato ci pensa un attimo. Quando ha fatto domanda per il tirocinio a novembre (ora è febbraio) l’avevamo esclusa perché è troppo qualificata, il suo curriculum è troppo corposo.

Ma se mi hai appena detto che non lo hai letto?

Tant’è. Rimango un’ora a raccontarle i fatti miei, a giustificare le mie scelte accademiche (ma se ha studiato diritto internazionale perché fa domanda qui da noi? Ma secondo te? Ti vuoi proprio sentir dire che sei la mia ultima scelta? Oppure, un’altra delle mie preferite: ma se le piace scrivere, perché non ha studiato lettere? Ma che ti frega? Vuoi un laureato in giurisprudenza, hai un laureato in giurisprudenza. Più facile di così.)Poi le racconto che faccio la lettrice per una casa editrice.

Scusi, mi fa. Ma che cosa vuol dire che fa la lettrice?

Faccio un bel respiro. Vuol dire che mi chiamano per decifrare i tatuaggi sui cadaveri irriconoscibili, lettrice in quel senso lì, che leggo i tatuaggi. Lettrice nel senso che leggo il futuro nella mano dei dirigenti delle P.A. Dammi la mano, signora. Lettrice nel senso che leggo il destino dell’Impero nelle interiora degli animali sacrificati e nel volo degli uccelli. Lettrice nel senso che leggo le etichette sui prodotti al supermercato per le signore anziane, che così sono sicure di non comprare roba scaduta.

Ma SECONDO te che COSA può voler dire? Tesoro mio, se tu hai passato un concorso per essere qui adesso, pensa quelli che lo stesso concorso non l’hanno passato.

Ma comunque. Dopo un’ora di colloquio di questo tenore, la prima mi dice: Mah, sa, nel mio settore non abbiamo in programma di attuare tirocini, forse nei prossimi mesi, visto che non possiamo assumere… e tu? No, guardi, anche nel mio settore non abbiamo nulla in programma, un tirocinante io ce l’ho già… No, mi dispiace, sa, in questi mesi non abbiamo proprio niente, comunque se vien fuori qualcosa le facciamo sapere nei prossimi mesi.

Già, penso mentre me ne vado, tanto noi neolaureati siamo talmente disperati che nei prossimi mesi sarò lì ad aspettare te.

E la cosa più triste è che probabilmente sarà davvero così.

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