Due conti in tasca

Periodo di grande crisi economica, crescita vertiginosa della disoccupazione giovanile. Non abbiamo certezze e tantomeno prospettive. Quindi che facciamo?

Ci arrangiamo.

Io, per esempio, a tutti gli effetti ho due lavori.

Il primo lavoro non è un vero lavoro, è un tirocinio; dura dalle nove alle sei dal lunedì al venerdì ed è remotamente legato al mio percorso di studi (è richiesto lo stesso tipo di laurea). Per questo tirocinio, che è il secondo che faccio nella vita, ricevo un rimborso spese di euro 25 al giorno, per ogni giorno di effettiva presenza documentata. Il che significa che, la volta che per uno scherzo del destino mi dovessi ammalare e rimanere a casa, zero dinero. Questo per un periodo ipoteticamente compreso tra un minimo di sei mesi e un anno. Se sono bravissima e non mi ammalo mai e non vado mai in vacanza per un anno intero, arrivo alla vertiginosa cifra di euro 500 al mese. Per un anno al massimo – poi, chissà.

Il secondo lavoro è decisamente più divertente e ridicolmente lontano dal mio percorso di studi. Funziona così: per conto di una casa editrice medio-grande, io leggo romanzi per ragazzi in lingua inglese e preparo una scheda di valutazione. Sì, lo so, la gente normale questa roba la fa alle medie, e nemmeno la pagano. Ma a quanto pare è un lavoro vero, e per farlo io ricevo circa 50 euro lordi a manoscritto, a occhio 40 euro netti. Ora, la lunghezza media di un manoscritto è di 250-300 pagine. Ammesso di avere molto tempo libero (non ne ho) e ammesso che il libro sia interessante, scorrevole e di piacevole lettura (non lo è quasi mai), mediamente me la cavo in due giorni e mezzo, massimo tre. Considerato che dalle nove alle sei faccio l’altro lavoro, quello serio, leggo solitamente nel tragitto di andata e ritorno (no, non guido io, vado in autobus) e alla sera. La scheda la scrivo alla sera, qualche volta in pausa pranzo, quasi sempre nel weekend – anche quei weekend che dovrei andare a trovare il mio fidanzato dall’altra parte dell’Italia (lui infatti apprezza che io sia sempre lì a leggere di maledettissimi vampiri e idiotissime cotte adolescenziali, ma essendo un santo, non me lo fa pesare). Ammesso che il flusso di manoscritti sia costante (non lo è MAI), contiamo una media di due/tre a settimana. In un mese, mettiamo che siano dieci. Per 40 euro l’uno fa 400.

Quindi, sommando ai 500 del primo lavoro, lavorando tutti i giorni, tutte le sere e tutti i weekend senza ammalarmi mai arrivo a totalizzare uno stipendio di euro 900.

Senza prospettive di assunzione. Senza contributi, mutua neanche a parlarne, la pensione non sappiamo neanche che cosa sia. …generazione mille euro? Ma MAGARI.

E meno male che mia mamma mi diceva sempre: “Studia tanto che così ti trovi un bel lavoro, che ti dà tante soddisfazioni”.

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6 thoughts on “Due conti in tasca

  1. Secondo me, tua madre ha ragione in ogni caso: lo studio cmq ti ha dato delle soddisfazioni, gli obbiettivi che ti eri posta e che, essendo dipendenti dalla tua volontà, hai raggiunto. Se fin ora non avessi studiato, cosa avresti fatto? Ti saresti rotta le palle molto prima, non avresti guadagnato, né versato contributi, avresti buttato via meravigliosi anni (quelli del liceo) all’interno dei quali l’unica cosa oggettivamente sensata da fare è studiare. Farlo prima è impossibile, farlo dopo è inutile o è l’ammissione implicita di non aver capito una beneamata ceppa per anni! Alla fine studiare è PER ADESSO la cosa migliore che hai fatto, perché alla fine della fiera sai che vali molto di più di 900 euro; probabilmente senza gli anni spesi tra Tolkien, Pivano e PAvese, ti saresti ritenuta indegna anche di 400 euro. Conoscere il proprio valore è l’unica cosa che ci salva dall’inflazione dell’animo.

  2. Ci vuole rabbia. E indignazione.
    La pazienza è sempre servita a quelli dell’altra parte per rendere digeribili i bocconi amari alla povera gente.
    E se comunque non servirà a nulla, almeno ci resterà la dignità di non aver chinato il capo a ciò che ha questa orribile forma e questo insopportabile peso e ci schiaccia perché noi stessi, con quella pazienza incarnata nella nostra stupidità o pigrizia lo abbiamo permesso.

  3. Indignazione ok, rabbia non credo, ne ho vista parecchia, anni fa mi arrabbiavo molto, ma alla fine non credo serva a molto, a meno che il tuo obbiettivo non è farti venire un’ulcera. Credo che l’uomo è artefice del proprio destino, se il giogo di qualcuno più potente ti sovrasterà per tutta la vita, significa che proprio quello ti sei meritato, aldilà degli slogan gridati con rabbia. La verità è che tante persone hanno esattamente ciò che si meritano, a prescindere dal fatto che questo ci sembri giusto o meno. Più che rabbia certezza, costanza. Se si vuole davvero cambiare qualcosa non bisogna urlare minacce, ma agitare un grande bastone………..

    1. Forse però molte persone hanno meno di quanto meritano. Oppure non meritano il giogo loro imposto, ma non hanno le spalle tanto forti da reclamare ciò che loro spetta. Beffati da chi, invece, solo per pura fortuna, o per prepotenze tramandate, vive nel lusso e nell’agiatezza senza aver meritato alcunché.
      A che serve quindi salvare lo stomaco a costo della propria dignità umana?
      A questo punto, che muoia Sansone e tutti i filistei.

  4. I do enjoy the way you have presented this matter plus it does indeed give me personally some fodder for thought. However, because of everything that I have experienced, I simply just trust as the opinions pack on that folks keep on issue and in no way get started upon a tirade associated with the news du jour. Yet, thank you for this excellent piece and while I do not agree with this in totality, I regard the standpoint.

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