Il Giorno della Memoria, un giorno dopo.


Al liceo, avevo una professoressa di filosofia che chiamavamo Gigi. Ovviamente non era il suo vero nome. Era un titolo onorifico, se vogliamo, che si era guadagnata per la sua spiccata femminilità.

Gigi preferiva che, durante le interrogazioni di storia e filosofia, la classe stesse attenta e prendesse appunti, annotandosi le domande e magari anche le risposte, prendendo nota degli errori. Ovviamente tutto questo non è mai successo, se non forse nelle prime due o tre interrogazioni durante le quali, pur se tra i fortunati non chiamati alla cattedra, eravamo troppo intimiditi dalla personalità formidabile di Gigi per azzardarci a farci i fatti nostri.

Allora, non riuscendo ad ottenere l’attenzione desiderata nel corso delle interrogazioni (“vieni qui che ti faccio due domandine”, era la frase che segnalava l’inizio dell’Inquisizione), Gigi aveva aggiustato il tiro. “Se proprio non volete ascoltare le interrogazioni, almeno leggete”.
Invito che la maggior parte della classe aveva accolto con grande entusiasmo: per due o tre i noi, in particolare, il penultimo e l’ultimo anno di liceo hanno visto la scoperta di Tolkien. Tolkien, compagno instancabile di ore e ore di lezione: invece di seguire Tucidide nelle cronache della guerra del Peloponneso, io combattevo sui campi del Pelennor al fianco di Eowyn. Invece di lambiccarmi il cervello a proposito dell’idea di Stato in Hegel, io passeggiavo nelle stanze silenziose dei Re di Gondor. Allora un giorno, tra un’interrogazione e l’altra, Gigi mi ha chiesto cosa stessi leggendo. “Tolkien?” è stato il suo commento scandalizzato. “Ma è noioso!” Così mi ha dato il libriccino di Katherine Kressman-Taylor: Destinatario Sconosciuto. “Leggi questo, almeno.” E se ne è tornata alla cattedra scuotendo la testa e bofonchiando: “Tolkien! Tanto valeva leggere Topolino”.

Premettendo che non vedo in che modo paragonare un romanzo a Topolino sia un insulto (ci sono cresciuta, con Topolino, ed è meglio di niente, no?), devo concedere a Gigi che Destinatario Sconosciuto è geniale. Formidabile. La forma epistolare, difficilissima come struttura narrativa a mio parere, funziona benissimo e riesce a creare un perfetto crescendo di tensione fino allo sconvolgente finale. Il tutto in trenta pagine sì e no, giusto il tempo di una interrogazione di storia. Folgorante. E ti lascia con quel gusto amarognolo in bocca, lo strascico della paura che senti dietro ogni parola e la tristezza che ti rimane dopo esserti vendicato – la vendetta non ti restituisce l’amico perduto, non cancella il tradimento.

Gigi, non te l’ho mai detto, ma ti ho amata alla follia, prima e dopo questo libro.
(Dopo averlo finito, però, sono tornata a Tolkien. Gli anni del liceo sono belli per questo).

 

Annunci

3 thoughts on “Il Giorno della Memoria, un giorno dopo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...